Vendere libri è molto facile. Basta attenersi a un’unica semplice regola. La regola è vendere i libri che si fanno vendere! Qui non pubblichiamo libri per trasmettere qualcosa, ma solo quelli che la società ci richiede. Io me ne frego di messaggi da comunicare, di filosofie da tramandare ai posteri, di crudeli realtà o di verità complesse. Non è questo cui la società ambisce. Ciò che serve a una casa editrice non è stabilire cosa bisogna trasmettere al mondo. E’ sapere che cosa il mondo desidera che gli venga trasmesso.
Per quelli che desiderano solo degli stimoli, i più indicati sono i libri con descrizioni crude di sesso o di violenza. Per chi non ha fantasia, basta aggiungere in copertina ‘Ispirato a una storia vera’ e solo con quello le tirature aumentano di molto, gli incassi si gonfiano di conseguenza e il gioco è fatto! E per quelli che di base non prenderebbero mai in mano un libro, è sufficiente compilare delle semplici informazioni: ‘I cinque segreti del successo’, ‘Le otto regole per fare carriera’, tanto per portare un esempio. E’ evidente che chi legge libri del genere, proprio per questo motivo carriera non la farà mai, ma se ne accorgerà solo alla fine. E l’obiettivo principe, che è quello di vendere libri, sarà stato comunque felicemente raggiunto.

Così il direttore generale della più grande casa editrice del mondo, la Sekai Ichiban Doshoten, al giovane Natsuki Rintaro, nel libro ‘Il gatto che voleva salvare i libri’, di Sosuke Natsukawa (ed. Corriere della Sera, 2021 – traduzione di Bruno Forzan)