Il libro di Alessandra Scurati, La porta accanto, è un viaggio che si dirama in tre direzioni: nella mente della protagonista Alida, una studentessa di lettere in procinto di laurearsi, nei versi di Alda Merini, una delle voci più autorevoli della poesia italiana, e nei luoghi che accomunano queste due donne, il Naviglio e la città di Milano.

Raccontato in prima persona, il romanzo esplora l’intimità della ragazza, alle prese con l’ansia e con frequenti attacchi di panico, e lo fa con un taglio talmente delicato e personale da rendere il lettore partecipe a tutti gli effetti della sua sofferenza e della sua fragilità. Oppressa da un costante senso di solitudine, Alida si sente inadeguata ed incompresa, fino a quando non si imbatte nell’opera di Alda Merini e scopre che anche la poetessa ha combattuto tutta la vita con la malattia mentale, tanto da essere internata in manicomio per diversi anni. Tuttavia, dai suoi versi traspare anche una qualche sorta di consapevolezza, che le permette di descrivere la propria condizione con un’accortezza e una lucidità spiazzanti.

Nello sviscerare l’arte e il dramma della Merini, la protagonista del romanzo arriva anche a conoscere meglio se stessa, attraverso un tormentato processo introspettivo. Il lettore viene dolcemente accompagnato lungo tale processo dalla brillante prosa della Scurati, che si coniuga in maniera armoniosa con la poesia della Merini, dando al libro una scorrevolezza e una fluidità che risultano davvero piacevoli. Il più grande merito che va riconosciuto all’autrice è tuttavia un altro: la capacità di tratteggiare con cura la sensazione che si prova quando si soffre d’ansia e, in generale, in quell’età in cui sembra che la giovinezza stia finendo e il futuro fa un po’ più paura.

Emmanuel Beccarelli

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