Una presentazione di un libro è un’espressione di amicizia e di vicinanza. Se l’autore, l’autrice, è onesto, onesta, il reticolo affettivo si sviluppa, cresce intorno a un bozzolo mal determinato di sentimenti amicali, remoti o recenti, di cui ognuno non sa costruire la storia.

Ma l’onestà dell’autrice (usiamo il femminile, perché è di un’autrice che parleremo) catalizza questi sentimenti che trovano il punto di condensazione proprio in una presentazione.

Giada aveva già dato alle stampe “Con le mani nel cotone”, un libro doloroso e catartico, una vicenda di sofferenza e riscatto, ambientato nelle sue terre, così lontane, così vicine.

Non aveva ingannato nessuno. In questo sta l’onestà di un’autrice: il lettore, preso il libro sulla fiducia, sull’amicizia, l’ha letto e regalato e consigliato e fatto leggere ad altri. Per mezzo di questo circuito discreto e invisibile il libro ha cominciato il percorso di successo che merita: una buona storia, ben raccontata, emozionante, che ha qualcosa da insegnare, che vuole ricordare (riportare al cuore) qualcosa.

Ci risiamo: Giada si ripresenta ora con “La pecora nera”, una vicenda appassionante e attaccata solidamente alla contemporaneità. Nonostante il finale positivo, il libro contiene tre tragedie: una di sfondo, arcinota e diffusa, cioè il crollo del viadotto sul Polcevera. L’altra è quella di una donna di mezza età, vessata e maltrattata dagli affetti più cari eppure legata a questi, in cerca di approvazione, libertà e indipendenza. La terza, quella della voce narrante, è di una giovane donna in cerca di un suo ruolo, un posto nel mondo. La speranza c’è sempre, c’è per tutti: è però indispensabile armare la speranza con l’azione, con la volontà, con una propria convenzione morale superiore.

Ho aperto questa breve recensione parlando della presentazione che si è tenuta nella sala stampa di “Mentelocale” presso Palazzo Ducale, a Genova, venerdì 13 dicembre. L’ho fatto perché è stata una bella presentazione, ben riuscita, dove c’era tanta gente attenta e cordiale, tanti amici vecchi e nuovi, amici diventati tali dopo aver conosciuto: “Con le mani nel cotone” e in attesa di farsi affascinare dal nuovo libro.

C’era la musica dolcissima di “A Diosa”, di “Wath’s Up”, l’aria magica delle benas, tutto dal vivo, con amici musicisti.

Il clima, i sorrisi, le parole che corrono leggere e intense tra i partecipanti, sono il marchio più profondo e bello con il quale sigillare una giornata di quelle belle e indimenticabili, che Pentagora vorrebbe replicare ad ogni nuova uscita, ad ogni nuovo incontro.

Mentelocale, Palazzo Ducale, Genova. Foto di Cristina.
Foto di Cristina