Si fa presto a dire “indispensabile”. È diventato addirittura banale dirlo. Eppure non mi viene un altro termine. Questo è un libro indispensabile.

Leggere serve, checché ne dica la Valerio. Indispensabile è un libro utile. Questo lo è.

Si tratta di una raccolta di storie, storie vere, di vita vissuta realmente. Si tratta di storie di persone comuni, quasi sempre. Persone scomparse fra i milioni di altre persone, ripescate per un attimo dall’abisso del tempo, rianimate, cui per un attimo viene insufflato l’alito di vita, il tempo necessario perché dicano tutto, senza mentire, senza reticenze, senza concessioni o schermi; e poi tornano donde sono venute.

Alcuni hanno chiamato queste: “Microstorie”, proprio come sarebbero piaciute a Carlo Ginzburg e a Giovanni Levi. Questo per dire che non è detto che un libro indispensabile sia anche concettualmente originale. Non per niente proprio in copertina si suggerisce, con il sottotitolo, un ambito, uno stato d’animo in cui disporsi, per il lettore che si accinge al testo: “Una Spoon River italiana”.

Di Edgar Lee Masters, meglio, del suo: “Antologia di Spoon River” (1914) questo libro non ha nessuna volontà di demistificazione o di ricerca poetica. Elisabetta e Massimo vagano ponendosi domande. Vagando, visitano i luoghi che da sempre e per molto tempo ancora, possono raccontare le storie degli uomini, quasi fotografati, cristallizzati nella summa estrema della loro vita.

Le case, le auto, i monumenti, i palazzi, le strade, le intere città, ci narrano soprattutto di una continua evoluzione, rivoluzione, cambiamento. Le sepolture, da sempre, ci danno informazioni ed emozioni forti, dirette, emblematiche di una persona nel suo contesto, di quel che è stato e quel che ha voluto (o non voluto) lasciare di sé.

Interrogare dunque le lapidi di un cimitero, o le labili tracce lasciate dal tempo sulla tomba (una statua, una citazione, un simbolo, un segno lasciato da un passante) richiede una sensibilità e una capacità assolutamente inconsuete.

Felice per noi è l’incontro tra Elisabetta e Massimo, proprio perché INSIEME hanno visitato queste tracce e insieme ne hanno parlato, lasciandosi suggestionare. E io mi figuro dietro le loro spalle, ad ascoltare le mezze parole, le frasi lette in punta di lingua, rievocare quella persona, interrogarla: “Perché così e non diversamente?” chiedeva lo storico. “Quanto è stato difficile? Quanto hai pianto? Quanto hai sorriso?” chiedeva la narratrice. E per arrivare a qualche lacera risposta i due complici si sono calati nel misterioso mondo degli archivi. Complicato e arduo, come solo sanno gli storici militanti. Gli orari non corrispondono, o non ci sono; si è osservati con sospetto, con circospezione; si è tenuti d’occhio come “strani” o “ladri” o scopritori di cose che è bene e pio restino coperte; si sta al freddo, nella muffa, nel buio; per fare una fotocopia c’è, in genere, una trafila che comprende anche una richiesta in carta da bollo originale del regno delle Due Sicilie e l’avvallo del Veglio della Montagna in triplice copia, il terzo e il quarto lunedì dei mesi dispari (se l’anno è bisesto).

Due eroi, dunque.

Eppure alla fine (soddisfazione senza pari del ricercatore appiedato, senza istituzioni, senza sostegno, senza fondi) ecco la luce di una storia, una Storia in purezza, limpida come un diamante puro. Una Storia che si incastra e dialoga con altre infinite storie, una Storia che diventa La Storia, non emblema di quell’altra, la cosiddetta “grande storia” ma essa stessa molecola, parte, mattone della Storia, quella che si porta via tutto.

Tutto tranne la morte e la sua rappresentazione. Cosa altrimenti fanno gli archeologi se non scavare tombe e da qui, dal punto finale di un singolo, narrare tutta una civiltà? E quanta fortuna abbiamo noi contemporanei, ad essere scavati e raccontati nello stesso tempo in cui noi viviamo, qui ed ora? Non sarebbe il caso di approfittarne? Comprendere i nostri attuali sbagli e i nostri effettivi successi? Non sarebbe il caso di voltarsi indietro per andare avanti con passo più sicuro?

Tutto questo per dire che sì: questo è un libro indispensabile, e leggere serve.

Il libro si può acquistare sul sito di Pentagora o nelle migliori librerie indipendenti: https://www.delfinoenrileeditori.com/prodotto/e-serbi-un-sasso-il-nome/