Pubblichiamo un esempio delle molte lettere di rifiuto indirizzate da noi agli autori di opere ricevute, che non diamo alle stampe, e non daremo mai, di modo che gli aspiranti pentagoriani sappiano regolarsi sull’approccio da tenere con la nostra Editrice.

Omettiamo il nome dell’autore, per evidenti motivi.

Gentile signor Xx

Abbiamo ricevuto il suo pregiato manoscritto. Cominciamo subito col dire che ormai più nessuno invia lavori su carta e per di più scritti a mano, in grafia non sempre leggibile.

Cominciamo male, se lo lasci dire sinceramente, e non s’offenda per questo. Per il futuro e per qualsiasi contatto con una qualunque casa editrice le raccomandiamo vivamente di convertire il testo in un file word o .pdf, o simile.

Certo, il mezzo non cambierà il giudizio sulla sua Opera. Tant’è che se si trattasse di un Capolavoro Immortale l’avremmo già contattata urgentemente (con un corriere a cavallo, magari, per essere coerenti). Ma così non è. Ci permetta dunque di elargirle alcuni consigli sul come trattare le storie.

Diciamo pure che la sua è un’opera per l’infanzia, e va bene. Ma andiamo! Il suo personaggio attraversa tali e tante traversie che nessun lettore (grande o piccolo) potrebbe mai immedesimarsi e provare simpatia per lui. Certo, ha dato prova di grande fantasia, questo glielo concediamo, ma anche nell’invenzione ci vuole un po’ di misura. Lei si sarà pure divertito, ma il lettore s’annoia, glielo diciamo in tutta sincerità.

Di animali parlanti non se ne può più. Di amichetti ipercinetici anche. Di mostri divoratori, maghe, tesori nascosti, pure. Il tutto poi condito con una simbologia quantomeno complicata che (ci permetta, noi di simboli ce ne capiamo) abbraccia dal più vieto esoterismo alla ritualità cristiana e cattolica. Anche questo, ci permetta, non va.

Passi il linguaggio un po’ datato, per quanto corretto. Ma questa mania del toscanaccio, alla Benigni, che lei evidentemente usa solo per captare la benevolenza del pubblico, via! Questo è un trucco da cinematografo. Siamo seri.

La cosa che più ci ha inquietato è il continuo ricorso alla morte, addirittura all’impiccagione. Morte mai definitiva, incorreggibile. La morte che lei rappresenta è poco più di un gioco. Con quale serietà i fanciulli che leggessero il suo libro potrebbero imparare qualcosa di nuovo e di vero?

La invitiamo quindi a riscrivere la sua opera su PC, ed inviarla ad altro editore, ché noi siamo persone serie. E accetti ancora un consiglio: quello che lei ha raccontato non sono: “Le avventure di un burattino”, come ha voluto sottotitolarle, ma al massimo: “Le avventure di una marionetta”, anche se, muovendosi autonomamente il protagonista, forse sarebbe meglio chiamarle: “Le avventure di un robot”.

Si ricordi anche che il titolo non fa il successo dell’opera. Anzi: possiamo assicurarla fin da ora che del suo libro, così come l’ha scritto, non ne venderà più di cinquanta copie. Cordiali saluti.

Il plenipotenziario di Pentàgora

Alessandro Marenco