[lettori e lettrici di pentàgora ci scrivono, in risposta alla domanda poste nell’ultimo notiziario]

Personalmente spero che nulla sia come prima, o almeno non tutto, penso che si possa sempre imparare qualcosa da ogni situazione, forse anche di più da quelle difficili. Spero che le persone tornino ad essere persone, che si torni a dare valore a ciò che lo merita.
[Alice C.]

Non credo che il futuro ci riservi una vita migliore e che la gente diventerà migliore, troppa indifferenza, egoismo, ignoranza, maleducazione ho visto in questi mesi per pensare di scoprire dopo che la gente è cambiata. La distruzione sistematica della scuola ha messo in evidenza i suoi effetti e per avere bisogno di una società migliore abbiamo bisogno di una scuola migliore che dia le capacità di analisi, sintesi e critica, che insegni ad essere curiosi, umili e silenziosi pronti ad ascoltare e a meditare su ciò che gli altri tentano di dirci.
[Enzo De B.]

Credo la pandemia abbia solo accelerato lo sconvolgimento tecnologico già in atto da anni ed è uno sconvolgimento che, io temo, non riusciremo a gestire, più o meno scientemente: ci travolgerà, con le conseguenze che tutti prevediamo e che già stiamo subendo.
[Giusy Q.]

L’attuale situazione la vivo come una sfida del nostro tempo, dove tanti nodi del nostro modo di vivere scollegato, dalla natura e dal nostro profondo sentire come esseri viventi e coscienti, vengono al pettine.
[Rossella M.]

Viviamo questo tempo sospesi la fra speranza di non ammalarci, combattendo per far si che non ci si abitui a quella che da più parti viene definita come una situazione che ci porteremo dietro per anni, e la speranza di poter tornare a vivere liberi.
[Francesca e Claudio F.]

Non la vivo bene la situazione, anche se sotto il profilo sanitario finora ho retto.
Io non mi aspetto di tornare alla vita di prima nel senso che vorrei davvero che si superassero tante storture che hanno portato alle situazioni ingestibili attuali; vero è che al di là delle parole, troppi interessi ci sono per voler invece insistere su strade sbagliate…Quello che non voglio e che credo rifiuterò sempre è l’abitudine all’emergenza permanente, che, a mio parere , è funzionale agli interessi di pochi.
[Cinzia F.]

Noi pensiamo che niente tornerà come prima, ma che per rendercene conto passeremo tra molto male e molto dolore
la paura e la violenza che si registrano in giro sono evidenti e le persone non hanno strumenti per fronteggiarle.
[Gigliola ed Elvira]

Nulla potrà mai esser come prima, quel mondo è passato, il nuovo lo dovrebbero ridefinire i giovani ma sono troppo frammentati… e confusi. Mai stato un ottimista.
[Alberto T.]

Non credo in un ritorno alla normalità così come la ricordiamo o come molti auspicano. Ma quale normalità? La normalità di tutti i disastri che siamo stati capace di produrre negli anni? Siamo tutti responsabili di questa situazione anche chi crede di essere migliore di qualcun altro non può ritenersi ‘puro’.
[Davide C.]

[fotografia: larivieradelpo.it]