C’è una domanda che nessuno dovrebbe mai porre: “Ti è piaciuto?”.

Può essere un oggetto o un bene immateriale, un servizio, una prestazione, una creazione, un’invenzione che Tizio a Caio ha sottoposto, donato, offerto, somministrato, esposto, illustrato.

Cosa potrà mai rispondere Caio?

Massimamente gli autori di libri dovrebbero astenersi severamente dal richiedere giudizi a chiunque.

Lo so bene che la tentazione è forte. È una domanda che ogni autore vorrebbe porre ad ogni lettore, anche a ogni non lettore, se fosse possibile. E sarebbe solo la prima di un corollario di domande ripetitive, ossessive, imprescindibili, che l’autore sente dentro spingere come un istinto irrefrenabile.

Ma siamo umani, e agli istinti resistiamo.

Ma dai, dimmi, ti è piaciuto? Non voglio neanche sapere se l’hai letto, ché tanto l’hai letto. E dunque, ti è piaciuto? Tanto o poco? Perché poco? Dove poco? Vorresti dire che c’è di meglio da leggere al mondo? No, perché io, rileggendolo, mi son detto: caspita che linguaggio fluente, che analisi psicologica dei personaggi! Che trama, che intreccio! E gli ambienti? E i paesaggi? Pare proprio di esserci!

Ah ecco, vedi, ho ragione: ti è piaciuto. Eh lo dicevo io. A chi non piace un libro così? A uno che non se ne intende, uno che al massimo legge i cartelli stradali e le istruzioni del telecomando.

Ma dimmelo ancora: ti è proprio piaciuto?
Dai, a me puoi dirlo, sinceramente, ti è proprio piaciuto?

Ah, sì, mi hai convinto: ti è piaciuto. Ma cosa di più ti è piaciuto?

No, perché sai, io in quel libro ci ho messo tutto me stesso. Mi sono spogliato, denudato davanti al mio pubblico. E adesso sono qui, ventre all’aria, indifeso, davanti a te. Saresti capace di colpirmi? Di farmi male? Di darmi un dispiacere anche piccolo? No, vero? E infatti ti è piaciuto.

Ma non sarà mica che mi dici che ti è piaciuto solo per farmi un favore? Solo per non ferirmi? Guarda che posso sopportare una critica, da te, ci mancherebbe, sinceramente, puoi dirmelo, ti è piaciuto?

Ah beh, sì, dai, mi hai convinto.

Ma ti è piaciuto di più o di meno del libro di Massimo?

Cosa c’entra che è un altro genere? Di più o di meno? Puoi dirlo eh!

Di più, dici? Bene, bene. Anche Massimo non è niente male, vero?
È bravo no? Bravino, sì, non male. Certo. Sì, vabbé è un altro genere, per carità. Dici che il mio è meglio? Ma meglio anche di quello di Giada? E di Barbara? e di Helena? Anche di Zena? Insomma: il mio è il più bello, vero?
Non mi sembri convinto. Eh… Non so. Ho paura che mi prendi in giro.

Ma sei convinto? Sei proprio convinto? Il mio è meglio?
Dici proprio che ti è piaciuto?

Qualche risposta prefabbricata per togliersi di torno l’autore scocciatore:

  1. Sì, l’ho letto: bello, scorrevole, l’ho letto in una notte, ma adesso lo riprendo e lo rileggo tutto.
  2. Bello! Ma come fai? Hai tratteggiato bene i personaggi. L’intreccio è stupefacente.
  3. Sì, l’ho letto, ma io non leggo quel genere di libri. Comunque merita eh, ma davvero!
  4. Ah io leggere sono patito! Se so che scrivevi mi compro tutti i libri che hai scrivuto!
  5. Bello, carta fine, scritto chiaro, bello grosso. Bravo!
  6. Non mi rompere le scatole!