di Barbara Torretto

Ho scoperto in questi ultimi mesi quanto scrivere abbia a che fare con le mani. Che siano racconti, romanzi o articoli, le storie nascono fuori o dentro di noi, come avvenimenti o idee e prendono forma nella nostra testa rielaborati nella narrazione. Ma poi… poi devono passare attraverso una tastiera per arrivare ad un foglio. Le mani hanno una straordinaria capacità comunicativa. Come gli occhi, ma in modo più forte perché più vicino. A differenza degli occhi, il contatto di mani implica vicinanza. Vicinanza e attività. Gli occhi possono permettersi di essere passivi: di cogliere, acquisire. Le mani anche, ricevono, ma per comunicare devono fare. Devono muoversi, salutare, stringere, sfiorare. Certo si può fare tutto questo anche con uno sguardo… ma in modo più sottile e si può mantenere la distanza. Se si arriva al tocco, la distanza è eliminata.
Con gli occhi si leggono le storie, ma è con le mani che si scrivono. E’ con le mani che ci entri davvero dentro, è con le mani che puoi creare la tua storia, non necessariamente tua in quanto parla di te, ma tua perché è quella che volevi raccontare. Mentre la storia che leggi è tua perché magari ti immedisimi in un personaggio, magari ti sembra proprio che parli di te o a te, ma non è la stessa cosa.
Quanto poggi le dita sulla tastiera, quando i tendini comunicano tensione fino al gomito e poi alle spalle, quando scorri ogni singolo carattere per scegliere la parola o la virgola giusta, è allora che sei entrato in quel mondo di vicinanza che ti porta a raccontare la tua storia. A volte anche a tua insaputa. E sono le mani che ti ci conducono.

Barbara Torretto è autrice di Ali di pietra