Recensione di Gianpaolo Castellano al libro di Claudio Muto.

Durissimo diario di guerra da far leggere a chi predica tanto sulla bellezza del neoruralismo senza aver mai preso una zappa in mano. L’autore ci racconta di disperazione, fatica immane, sbigottimento e sfiducia in un sistema agricolo che, anche se a parole si dichiara vicino al piccolo produttore a chilometri zero, in realtà non fa nulla per aiutarlo, salvo impedirgli di ricavare qualche piccola nicchia di sopravvivenza. Così inizia la corsa ad accaparrarsi lavori sempre meno pagati e redditizi, per poi soccombere e arrendersi – almeno in parte – alle produzioni facili della grande agricoltura meccanizzata. Cosicché, quando si parla di biologico, di chilometri zero, di sostenibile e di artigianale sorge il dubbio che sia in corso una presa in giro o, quanto meno, ci sia comunque lo zampino di logiche di mercato volte, comunque, allo sfruttamento sfrenato delle risorse (umane e naturali) per il conseguimento del massimo profitto economico.

Libro che lascia l’amaro in bocca e nell’animo. Monito a non farsi ingannare da chi per primo e più forte sbandiera i termini “biologico” e “naturale”. Incitamento alla autoproduzione – avendone la possibilità, i mezzi, la voglia –  e comunque ennesimo campanello di allarme sui destini di un mondo che cerca di sfuggire ad un destino di rovina pitturandosi il volto con nuovi colori.

”Ritorno (d)alla terra”

Claudio Muto

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