Il 16 giugno 1944 le fabbriche del ponente genovese furono circondate da soldati tedeschi e dagli uomini in divisa della autoproclamata Repubblica Sociale.

Vennero reclutati a forza quasi 1500 persone, all’improvviso, senza dar loro il tempo di prepararsi un bagaglio, salutare, disporre delle cose sospese. Senza neppure sapere la destinazione.

Caricati su carri ferroviari e spostati, come si spostano le merci, perché la guerra aveva ormai eroso il patrimonio del reich per quanto riguarda la mano d’opera.

Una questione squisitamente aritmetica, per i burocrati nazisti: mancano tot operai, dunque andavano prelevarli altrove. I nazisti erano gli eletti, e dunque tutti gli altri potevano tranquillamente essere considerati come materiale d’uso, al servizio del reich. Più difficile comprendere gli uomini italiani, tronfi di patriottismo, che collaborarono con solerzia al rapimento.

Eppure, nonostante, la fame, il freddo e la paura, alcuni operai hanno mantenuto una potente integrità, una serie di valori ben chiari, di desideri, forse di sogni. Ad un certo punto si legge del bel diario di Giampaolo Natale, appena uscito da Pentagora, la soddisfazione dell’operaio/schiavo in terra teutonica, per un certo lavoro ben riuscito, per essere passato da una lavorazione di un particolare a una lavorazione più complessa e di maggiore responsabilità. Mi è venuto in mente subito Ivan Denisovič, ed il muro che con tanta perizia (e altrettanta pena) costruisce da prigioniero, impegnandosi per fare un buon lavoro, perché lui è un uomo e non una bestia. Perché un buon muratore, e sa impegnarsi per fare le cose per bene.

E allora mi è ancora venuto in mente un altro testimone, forse il più grande che abbiamo avuto da noi, per precisione e capacità d’indagine: Primo Levi.

Levi sosteneva che saper fare bene il proprio lavoro è la cosa che più ci approssima alla libertà, concretamente.

A me è ancora venuto da pensare che gli oppressori non ci erano riusciti. Non ce l’avevano fatta gli stalinisti con Denisovič; neanche i nazisti con Levi; e neppure, infine, nazisti e fascisti con Gianpaolo Natale. Tutti consci del loro lavoro, hanno mantenuto una fiammella di umanità per tutto il tempo della prigionia. Nonostante tutto.