Dal blog di Roberta Maresci

 

Volete scaricare l’energia che vi sentite addosso? Fate come Carlo Pagani, il maestro giardiniere che, con la naturalista Mimma Pallavicini, ha appena sfornato il suo ultimo libro “Due passi dalla civiltà” (Pentàgora, pagg. 221, 14 euro). In realtà Carlo non ha solo scritto il suo diario di campagna che “si fa leggere come un romanzo, informa come un manuale di giardinaggio, nutre come una lezione di vita, mostra una strada per il futuro come una profezia”, secondo quanto anticipa nell’introduzione l’editore, Massimo Angelini. No, Carlo ha descritto il suo sogno, condividendo alcuni dei suoi appunti di un viaggio che ha del miraggio ma anche delle sfumature che solo chi vive la natura, chi ascolta i segnali che invia la terra, sa cogliere. Il risultato è un agile diario un po’ manuale, un po’ romanzo (manu-anzo, contrazione creativa nata dalla fusione di manuale con romanzo). Proprio tra le righe del volume è facile scorgere musetti (topini di campagna), viole e avvistare aironi. Del tutto normale quindi quando la lettura si posa su rose canine, aceri campestri, lillà e infinite altre varietà di frutta dimenticata. Soffermandosi poi su dei momenti descritti con dovizia e una penna spiritosa da buon bolognese, ne emerge un libro che non può mancare nella libreria di qualsiasi appassionato di naturalia e non solo. È così che Carlo Pagani fa fare una passeggiata a Mimma Pallavicini, conducendo anche noi lettori nel suo bosco giardino. Confidando anche di quella volta, che proprio per scaricare la sua rinnovata energia che si sentiva addosso, nel primo dopopranzo, è andato a ripulire la pozza dell’acqua più estesa del bosco, una buca di circa 15 metri di diametro creata dallo scoppio di una bomba durante la Seconda guerra mondiale. Carlo? “L’ho trasformata in un autentico laghetto un’estate in cui era evaporata del tutto l’acqua piovana che si raccoglie spontaneamente – racconta nel libro Pagani – Ho impermeabilizzato con successo il fondo con terra argillosa compattata durante la stagione della siccità: con qualche rabbocco di acqua del pozzo artesiano, gli uccelli del bosco possono disporre di un ristoro a cinque stelle”. Il 14 novembre di qualche anno fa. “Ho rimosso con il retino le foglie secche cadute nell’acqua e sui bordi, dopo aver pulito la vegetazione delle piante palustri, ho aggiunto un gruppo di Iris pseudacorus e una decina di Iris louisiana. Quest’ultima è una specia palustre magnifica, con i fiori che profumano come quelli dell’orchidea Cattleya”. Il risultato? È lo spettacolo che vedete nella foto in evidenza, in apertura di questo articolo. Il resto? È distillato nel delizioso diario che comincia a narrare partendo dall’11 novembre, San Martino, per tornare dove è cominciato il racconto. Descrivendo un anno di emozioni.

Il libro di Pagani e Pallavicini si può trovare QUI