Tra le grandi e piccole malabitudini che affliggono la pratica della scrittura – come scrivere se stesso invece di sé stesso o preferire la forma storpia io e te (in voga solo dagli anni 1960) alla corretta io e tu  – c’è l’uso inerte della concordanza di genere e la scelta del maschile quale genere inclusivo, come se non si potesse scegliere in altro modo.

Allora propongo due o tre affermazioni semplici:

  • l’uso della lingua non è neutro: se è vero che come parliamo (e scriviamo) così pensiamo (e ci comportiamo), allora l’orientamento alla prevalenza del maschile nella nostra lingua non può non avere conseguenze sul nostro modo di orientarci nel mondo;
  • il ricorso a soluzioni grafiche, come l’asterisco (*) o la chiocciola (@) è artificioso, impossibile da leggere, fuorviante perché neutralizza fino ad annullare le differenze di genere (i generi sono equivalenti, non indifferenziati);
  • il maschile inclusivo (Marco, Martina e Giovanna sono stanchi) ha una storia relativamente recente; non fa parte della tradizione che ha accompagnato il passaggio dal latino alle lingue romanze; in Francia si afferma solo a partire dalla metà del XVII secolo;
  • la stessa tradizione letteraria ci insegna, invece, a concordare aggettivi e participi con i sostantivi più vicini secondo un elementare criterio di prossimità. Se l’aggettivo o il participio precede il sostantivo, avremo: Care tutte e tutti, oppure Cari tutti e tutte. Se l’aggettivo o il participio segue il sostantivo, avremo: Carlo, Mario e Franca sono andate, oppure Franca, Luisa e Mario sono andati;
  • nel dubbio includiamo entrambi i generi; Ho incontrato allieve e allievi, oppure Ho incontrato allievi e allieve (senza necessarie precedenze politicamente corrette, qualche volta insincere e un po’ pelose).Tutto questo non è faticoso. Di fronte alle disuguaglianze tra femminile e maschile di fronte alla legge, nel mondo del lavoro, nella chiesa, nel senso comune e nella morale corrente… i correttivi linguistici sono certamente poca cosa, ma sono qualcosa.

Si tratta di scelte: se consapevoli, sono tratti di stile (dunque, chapeau); se inconsapevoli, malabitudini.

Fotografia: dalla serie televisiva Normal people.