QUANDO la naturalista Mimma Pallavicini, a pagina 213 del diario “Due passi fuori dalla civiltà” (Pentàgora, pagg. 221, 14 euro), ci spiega le intenzioni del maestro Carlo Pagani, siamo quasi alla fine del libro, ma la sosta è d’obbligo. E aggiunge sale alla preziosa ricetta di vita di un giardiniere doc com’è Carlo. Dunque, cosa è scritto? “Ciò che Pagani sembra voler dire in questo capitolo è insomma che dietro al giardinaggio si celano esercizi e pratiche di pensiero utili per altri aspetti della vita e per la conoscenza di se stessi. Quelli che racconta sono episodi di minute filosofie quasi zen, che però nascono non da rarefatte civiltà orientali, ma dalla solida civiltà emiliana. Nella nostra civiltà, una garanzia di credibilità”. Una garanzia di casa nella vita del paesaggista Carlo Pagani da Budrio (Bologna), Carlèt per i concittadini che ha disegnato giardini per personaggi illustri e non, dal presidente della repubblica algerina a Marella Agnelli, dai Gancia alla Max Mara, conosciuto anche per la sua passione per le rose e i frutti antichi.

COME non lasciarsi rapire dal suo diario? Ne è rimasto colpito anche Massimo Angelini, editore che con Pentàgora ha scelto di dare alle stampe quello che al principio doveva titolare “Due passi fuori dalla civiltà”, che fu dato alle stampe anni fa con un altro titolo e che ha piuttosto i connotati del “Diario di un sopravvissuto due passi fuori dalla civiltà”, come avrebbe voluto battezzare questo diario di campagna Carlo Pagani. Ora a mettere tutti d’accordi ci pensa comunque questa passeggiata fuori dalla civiltà che anche un cartello vent’anni fa anticipava all’ingresso del podere. “Qui si esce dal mondo”, si leggeva. E vale ancora. Basta leggere il prezioso volume per ritrovarci a calpestar foglie, fili d’erba e ad ammirar pioppi e alberi secolari col naso verso l’alto.

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