Punti di vista; perché se lo spazio verde di un prato o quello di cime al pascolo, di nevi sconfinate, che basta un mandillo bianco a farti dimenticare contorni e colori è uno spazio che trasogna e attutisce, sia che tu sia triste o meno… certi spazi costringono e il punto di vista si fa cunicolo di cavatori, minatori, che solo l’acetilene si fa memoria di te e della luce fuori.

Dal letto di un ospedale il punto di vista si alza e si abbassa con il telecomando del letto e il tempo lo scandiscono le infermiere, le più con gli occhi sorridenti, la parola che sostiene quella lanterna quando il dolore è tutto e li il giorno si fa giorno presto e la sera è già notte.

Il punto di vista del dolore a volte sembra non ridiscendere mai e annullare persino la parola. Sfilacciati sogni come funi ti ricordano gli altri fuori che non puoi vedere, ma che ti cercano e ti aspettano. Infastidita da tutto, impotente, arresa, ma ancora formicolante di una manciata di vita sgomiti lo sguardo del dolore, scosti il viso di pochi centimetri, forse millimetri… Ti accorgi che nel basamento della palazzina di fronte si è fatta nido una rondine.

Da quel momento ogni giorno è un viaggio che dal tubicino della tua flebo vola il cielo.

Punti di vista, benedetti!