Qual è il filo di Arianna che tiene unito un’attività così prolifica ed ecclettica?
Sono io.

Cosa l’ha spinta a unire così tanti interessi così diversi?

Siamo noi il punto di contatto delle nostre attenzioni. Sai qual è il fatto? Io credo che noi siamo come diamanti, abbiamo tante sfaccettature, ed è molto bello poterle esprimere. Purtroppo, la nostra cultura, ci porta a una iper-specializzazione, a una maschera sola, a presentarci in un modo privilegiato, e in qualche modo le tante sfaccettature che abbiamo nel cuore rischiano di essere mortificate. Conosco un bravo docente, che è soprattutto un grande collezionista di sistemi di costruzione per bambini come il Lego. Lui è veramente un esperto, ma quando si presenta il suo volto pubblico è quello del docente. E io continuo a chiedergli: Perché non ti presenti come esperto di Lego, è bellissimo. E lui risponde che si vergogna. Ed io: Ma che peccato, che peccato!

Noi siamo tante cose. Coltiviamo tanti amori, tante attenzioni. E io ho provato a esprimerne alcune. Ho messo insieme nel tempo l’attenzione per il mondo rurale e l’attenzione per il mondo degli studi. Mi sono trovato nello stesso tempo a fare insegnamento, quello canonico, quello che si fa nella scuola, e quello che si fa tra la gente. Sono stati anni in cui ero impegnato nel costruire e portare avanti delle cattedre ambulanti, ciò che voleva dire: andare nei paesi, previo un accordo con il sacerdote o il presidente della pro loco, o con l’erudito locale, ché c’è sempre in tutti i paesi e aspetta soltanto di essere riconosciuto, e lì organizzare incontri dove con un po’ di formaggio, un po’ di vino, un po’ di salame si stava con i contadini e si faceva scuola, insieme; ma senza giocare a fare il professore. Attività che sono durate nel tempo. Ci si vedeva una volta al mese. Si trasferivano le cose dette in un paese in un altro: un’attività che di solito non si fa, questa. Si vede l’insegnamento solo come un sottoprodotto della carriera accademica, scolastica, qualcosa di istituzionale. Invece no!

Diciamo così: avendo avuto voglia di dare espressione a tanti interessi, ci ho solo provato. E non sono riuscito a dare espressione a tutti gli interessi.
Questo porta al fatto che chi ti conosce in un modo fa fatica a vederti con un altro abito. Io costruisco da moltissimi anni un lunario per i contadini, che non sospettano che mi posso occupare di altre cose. Per loro io sono l’uomo un po’ con la barba bianca, vecchissimo, come Frate Indovino…

E viceversa, tu non puoi dire all’università e altrove che tu fai il lunario, perché dicono: che cos’è? un divertimento? E tu rispondi: no, guardate il divertimento è questo, quella è una cosa molto seria.

Veramente ne sono certo: abbiamo tante capacità, tante attenzioni; ma spesso siamo costretti a mortificarle. E anche nel mondo degli studi si è costretti a iperspecializzarsi: cosa che solo a dirla mi dà imbarazzo. Mi fa pensare che uomini come…

Quelle che avete appena letto sono le mie prime risposte a Massimiliano Morandi, di Studio Noesis, nell’intervista che abbiamo registrato in occasione del convegno che ha celebrato i trentennale dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici. Il colloquio prosegue approfondendo il tema di come il rapporto tra uomo e natura stia cambiando e sia radicalmente influenzato dalle nuove scoperte scientifiche e tecnologiche.

Buona visione.