Di Gianni Priano

 

Garitta era brutta, brutta forte. Stava alla Cascinatta con Paolo Sanzazervè, che l’ aveva sposata dopo che gli era morta la prima moglie.

Non era solo brutta, Garitta. Era anche storta, deforme.

E Lisa, mia bisnonna con le donne dei Pliz la chiamava e, se lei non rispondeva, chiamava Paolo Sanzazervè. “Oh Paolo, crispa!, fate uscire sul terrazzino vostra moglie Garitta, che la vogliamo vedere”.

E Garitta usciva sul terrazzino. E Lisa “oh, ma che bela che siete, Garitta. Che bela. Paolo fatela girare ecco, così: che bela. Anche di dietro. Come siete fatta bene, Garitta. E voi, Paolo, che uomo fortunato siete, và”.

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La bisnonna Lisa amava canzonare i fragili. Non era sensibile alle foglie.

Io non lo so come venga fuori una carogna. Come la chimica si combini con la storia personale, con quella generale e universale (storia universale dell’ infamia), con valori e disvalori. Mi piacciono gli scherzi. Mi piace anche, moltissimo, i pettegolezzi. Parlare male (o bene) di chi non c’è.

Ma la bisonna Lisa non prendeva certo di mira l’ arrogante, il sindaco, ì consiglieri comunali, il medico, il prevosto, ìl maresciallo dei carabinieri. Lei esasperava Zutèn, lo straccione. O Madonne, che vendeva santini in giro per la campagna. O Garitta. O Paolo Sanzazervè. E rideva. E, quando rideva, metteva le mani sulla pancia. Che, dal ridere, le ballava.

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Paolo Sanzazervè abitava in quella casa messa mica tanto bene, piccola e povera. Non aveva ì soldi per pagare l’ affitto ai Peruzzo, così per sdebitarsi zappava come un negro dell’ Alabama Monferrato.

Aveva due figlie: una era Rusina, di primo letto, un po’ grassoccia, con un viso discreto.

La seconda figlia avuta con Garitta si chiamava Driana. Che, in quanto ad avvenenza assomigliava alla madre.

Rusina era finita sotto Medèo, puttaniere compulsivo. Suo padre Chinèn doveva andare a tirarlo via dal letto delle donne della Verzella, in quegli anni- grossomodo alla fine della prima guerra mondiale- una specie di quartiere a luci rosse, dalle parti di Madonna delle Rocche, a quattro lanci di stoccafisso dai Pliz.

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E però le compulsioni sono le compulsioni.(le vocazioni sono le vocazioni) e Medèo, cognato di mia bisnonna Lisa e fratello di mio bisnonno Sandro che diventò buonanima nel 1919, per una setticemia che si era preso nelle retrovie (in cui si era imboscato), Medèo- dicevo- mise incinta Rusina. Che fu fatta abortire per volontà generale dei Peruzzo e mandata a Genova a servizio.

Che a Genova trovò il garzòn, il fidanzato. Il quale, in vista di un ormai quasi certo matrimonio le domandó se fosse ancora vergine. E lei disse di no.

Il fidanzamento saltò. E Rusina tornò disperata ai Pliz con confusi propositi di vendetta. Ma Paolo Sanzazervè, suo padre, le disse: ” e noi cosa facciamo? Dove andiamo a stare? Qui da Chinèn minestra, patate e polenta ci sono e ce ne danno”

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Poi la Cascinatta, nella quale nel 1909- tra l’ altro- era nato mio nonno Domenico fu abbattuta alla vigilia della Seconda guerra. L’ abbattjmento (Paolo e Garitta stavano già altrove: stessa minestra, stessa polenta, stesse patate, stessa fatica per guadagnarsele) fu fatto così, alla belèn d’ in can. Tanto che il numero civico è esistito fino agli anno ’80.

Numero civico fantasma per dolori, soprusi, sfruttamenti, mala munda e in mundo fantasmi.

 

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