Assaggio da La Raccontadina, di Francesca Pachetti

Credo nella spiga.
Al pane, che se acqua e farina son buoni lo racconta da sé. Non mantiene segreti, si svela subito, parla di tanto e di tutto. Tutto e subito.
O è buono o non è buono, il ‘così e così’ è una bugia. 
Il pane, una verità, quella delle mani nel quotidiano.
Credo nelle mani sporche, sporche almeno un po’, sciupate almeno un ‘tot’.
Le cose grosse, quelle belle, dico quelle importanti, non c’è nessuno che te le può fare, o te le fai a mano, a scavo, o aspettano lì nelle stanze buie.
Come la buca per trovar l’acqua nella sabbia. 
Aprire varchi.
Metafora di vita.
Credo nelle porte aperte, meglio se due, insieme, possibilmente una davanti all’altra.
Solo così fa corrente e solo così entra il vento.
Respiro, talvolta sospiro del cielo.
Alle persone, eppur ci credo ancora, a quelle che si fanno ponti, porti e mai indicazioni.
Non sono alternativa, sono nata contadina.
So che in una cassetta alta di legno ci stanno dodici chili di patate, in una bassa otto.
Se il secchio rosso lo faccio pieno, di pomodori ce ne stanno sette chili, all’incirca, se lo faccio a metà, quattro, più o meno.
‘Quanto le fa al chilo le zucche?’ 
Io non lo so quanto le faccio le zucche al chilo.
Una piccola tre euro, quella media cinque, grande dieci.
Questa è la mia misura.
Non vendo a peso, vendo a buon senso, a cuore, a occhio, talvolta a circostanza, a baratto, a regalo.
Se il catino azzurro è pieno fino all’orlo, ha piovuto molto: è stato temporale.
Se è asciutto e non conta neanche una goccia avanzata, è molto che non piove.
La febbre la misuro in brividi, in brividi e coperte.
Una coperta, 37,5 gradi; due, sale verso i 38; due, più le ginocchia al petto, si superano i 38; due, più le ginocchia al petto e la conta di tutte le mie persone, è febbre altissima: bisogna cercare riparo.
‘A che ora chiude?’ 
Io non lo so a che ora chiudo la capanna. Non lo so per certo.
Non li capisco i numeri, le misure, le ore.
Il tempo io lo misuro in raccolti e racconti.
‘Chiudo alle dieci sogni più la fame, all’incirca’.
Non sono alternativa, sono nata contadina.