Tra ottobre 2020 e maggio 2021 la carta è rincarata del 143% (https://www.corriere.it/…/prezzo-carta-18-mesi-aumenti…) e per questo autunno si prevedono ulteriori aumenti.
E questi aumenti vanno di pari passo con una drastica riduzione di disponibilità della carta sul mercato.
Alla casa editrice, un libro col prezzo di copertina di 12 euro, che a metà 2000 all’editore costava 2 euro di costo tipografico, oggi costa quasi 5 euro. Dunque quel libro non potrà più avere un prezzo di 12 euro, anche considerando che, oltre alla carta, è aumentato in modo preoccupante il costo della fornitura elettrica, del metano e dei trasporti.
Tutto questo mi pare che possa portare a tre considerazioni.
Una riguarda chi scrive, la seconda chi legge, la terza chi fa i libri.
1. Per chi scrive: aspirare responsabilmente al mercato editoriale solo se e quando si ha qualcosa di vero e bello e importante (magari anche necessario) da raccontare. La narrativa da intrattenimento, la divulgazione dozzinale, la letteratura scritta allo specchio, per autocompiacimento, quella dilettantesca, quella buona per l’autopubblicazione (Amazon, Youcanprint, Aracne… eccone una lista http://www.softwareparadiso.it/…/scri…/autopubblica.html)… consumano carta e risorse preziose, portano confusione in un mercato editoriale inflazionato, contribuiscono a ridurre il valore immateriale del libro.
2. Per chi legge: imparare a considerare i libri come oggetti preziosi, non materiali da consumo, carta usa e getta, oggetti di compulsione da ricevere in due giorni sennò casca il mondo, e – proprio perché preziosi – accettare di pagarli a un prezzo adeguato che possa dare riconoscimento a chi li scrive, li stampa, li vende. Chi vuole libri scontati non è degno del loro valore e mostra un volto ingiusto (come chiunque voglia pagare le cose sottoprezzo) e nei confronti della parola scritta una sensibilità da analfabeta.
3. Per chi pubblica: recuperare un abito morale e responsabile verso il libro, e smettere di pubblicare ciò che è malscritto, che è mediocre, magari solo perché fa cassetta ma non durerà una stagione. Vorrei tanto che si tornasse a fare vera selezione, editing serio, e ci s’impegnasse a ridimensionare drasticamente il catalogo nazionale, oggi di 70.000 titoli l’anno.
Tutto il resto non sarà che altro spreco, cascame, disvalore.
[immagine: interno della Stiftsbibliothek di St. Gallen]