Ven… ven… Chiamando così i suoi animali parte, al termine del romanzo di Marzia Verona, Emiliano Donati verso un destino ignoto. La sua vita è stata caratterizzata per vari anni dalla reazione di un uomo lasciato dalla fidanzata. L’esperienza è sempre dolorosa. Il giovane Werter di Goethe reagisce, come è noto, col suicidio. Emiliano non muore fisicamente, ma l’uomo che incontriamo nel libro non è lo stesso che era stato presentato all’inizio. La vita con Antonella si era svolta nel contesto di un moderno uso compulsivo del computer: immettere continuamente testi, foto, links e controllare le reazioni altrui, gli apprezzamenti, i commenti, replicare a questi ultimi e perdersi in discussioni infinite. Da qui, liti ripetute e sempre più frequenti, fino alla partenza della ragazza, stufa di essere elemento secondario della vita di Emiliano. Cose che capitano.

Il seguito è meno frequente. L’uomo finisce durante una gita in una baita abbandonata dove l’unico elemento in movimento è l’acqua che zampilla da una fontana.

Tutto il resto è fermo da due anni quando un altro girovago ha lasciato un frammento di giornale su cui ha scritto che lì si era trovato bene e augura al prossimo inquilino di avere la stessa fortuna.

Emiliano si ferma, dorme un po’ su un’amaca e non riparte. Da questo momento la sua vita si svolgerà lì e ripercorrerà tutta la storia materiale dell’umanità, dal primo cibarsi a caso delle erbe spontanee, fino all’allevamento delle galline, delle capre, con la compagni di un gatto e di un cane giunti chissà da dove e smarritisi durante la ricerca di un padrone. Da questo posto Emiliano rifiuterà per lungo tempo l’incontro con altri umani, salvo pochi momenti eccezionali per procurarsi i cibi che non possono mancare per chi ha lo stomaco trasformato dai millenni dell’evoluzione umana, che non si accontenta più di quanto fornisce spontaneamente la natura.

Così, fino al giorno in cui a un editore salta in mente di pubblicare il racconto di vita di Emiliano e di presentare in pubblico il libro. È la fine. Una ragazza segue
Emiliano di nascosto al termine della presentazione e gli si presenta in seguito alla baita.

È la fine della vita accanto alla fontana, ma ci sono probabilmente altri luoghi simili a Vignali, la baita dove Emiliano aveva ritrovato se stesso e ricominciato a percepire i suoi della natura e ad apprezza- re anche le cose che spesso sono impercettibili ai distratti turisti cittadini. Luoghi per ora ignoti, ma non per questo inesistenti. Gli animali lo hanno capito. Ven… ven…

Claudio Tron

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