Oggi, lunedì (come il giovedì), per me è giorno di pentàgora, e oggi (come il giovedì) curo la corrispondenza. Una lettera, due lettere, tre lettere… alla quarta mi esplode nel cuore un ‘ma che succede?’, e cresce la voglia di chiudere corrispondenza e computer.
Che succede?
Succede che ricevo lettere senza un saluto (né di esordio, né di commiato), che ricevo messaggi (sms, ché whatsapp non lo uso) senza firma e – così vanno le cose – senza un saluto di esordio, né di commiato.
Tutti scrittori e scrittrici coltivate, come no!, gente che ama scrivere, forse si sentono anche istruite, ma hanno smarrito – se l’hanno avuto – l’abc della relazione, hanno scordato – se l’hanno saputo – che la posta e il telefono di un’altra persona è il suo spazio, uno spazio privato, riservato, protetto, un prolungamento della casa, e non si entra in casa di qualcuno – neppure di una casa editrice – senza salutare, senza presentarsi.
Maleducazione o stile aziendale, sbrigativo, col tono di chi non ha tempo da perdere, forse distrazione o espressione di chi crede che l’altro viva in perenne contatto e di essere al centro della sua attenzione… non so: il risultato è lo stesso e per ciò che mi tocca si traduce in un pizzico di delusione e tanta voglia di non rispondere.
Ma forse non si tratta solo di maleducazione, o sbrigatismo aziendale, o distrazione. Forse è anche che trent’anni di tv anestetica e cafona non passano senza conseguenze, e chissà cos’altro è…
Giovedì deciderò a chi rispondere. Per oggi mi basta così

[immagine: aforismario.eu]