Di Mara Sordini

 

“Le donne reggono il destino, portano nel loro grembo quello che si vede e quello che non si vede, coltivando senza parole la speranza e il perdono” recita la quarta di copertina del romanzo “Come foglie” di Alessandro Marenco. La storia è un affresco virato seppia di vita contadina: sullo sfondo l’Appennino di Liguria e il primo novecento, l’ascesa del fascismo e nuovi presagi di guerra. In primo piano il rapporto tra madre e figlia, fatto di consuetudini immutabili e asperità, di riserbo e di ribellione. Anna, la figlia, coltiva il desiderio di liberarsi del giogo di una vita di fatica e miseria per il miraggio di modernità rappresentato dalla fabbrica oltre la collina. Poco più che ragazzina, affronta con coraggio e poca consapevolezza la vergogna di una gravidanza e di un figlio illegittimo, ma in qualche modo approderà infine in fabbrica e crescerà da sola il bambino che altri avevano deciso di affidare all’orfanotrofio.

Quella di Anna è la storia della crescita personale di una donna  che lotta per sottrarsi a un destino apparentemente inevitabile. Una storia che a tratti somiglia a quella di Franzisca, giunta dalla Sardegna in un altro paese dell’Appennino negli anni settanta. Attraverso il suo diario, scritto senza filtri né pudori, entriamo nelle stanze buie della sua casa, nella violenza di un matrimonio subìto suo malgrado per una questione d’onore, nella vita del paese e del fiume che lo attraversa. “Con le mani nel cotone” di Giada Campus è il racconto in prima persona di una vita segnata dalla violenza ma anche dall’aspirazione al lavoro come mezzo di riscatto e indipendenza. La Filanda è il fulcro del piccolo paese ed è il luogo in cui lavorano soprattutto donne, molte delle quali immigrate, in cui muove i primi passi la coscienza sindacale e si festeggia la legge conosciuta come  “Statuto dei Lavoratori”. Il linguaggio diretto, a tratti tagliente, ci parla di una donna semplice ma di intelligenza lucida e acuta,  di forza e di sorellanza, un ritratto indimenticabile.

Una Bucarest decadente, tra il regime totalitario e la rivoluzione, tra strade desolate, muri scrostati e stanze gelide, è la cornice della storia d’amore tormentata tra Mariana, giovane architetto, chiamata dal regime a collaborare alla costruzione del monumentale Palazzo del Parlamento, e un giornalista italiano, inviato speciale in Romania per la sua testata. Dopo trent’anni l’uomo ripercorre le strade della stessa città e gli accadimenti di quegli anni. Da questo viaggio nella memoria affiora potente il ritratto di Mariana: la sua famiglia lacerata dagli orrori del regime, i turbamenti, il coraggio, il movimento rivoluzionario al quale la ragazza sceglie infine di unirsi.  “Neve che non dimentica” di Manuela Romeo racconta di un amore autentico e incompiuto ma anche dell’incapacità di amare fino in fondo, racconta dell’incapacità di scegliere ma anche di scelte coraggiose e irreversibili, estremi opposti, capaci entrambi di determinare il corso di una vita.

I libri si possono comodamente ordinare qui:

Neve che non dimentica

 

Con le mani nel cotone

 

Come foglie