Ho letto Il Principe giallo appollaiata sul mio divano come un gufo su un ramo per una notte e un giorno interi.
Atroce, disumano, scioccante, terribile, crudele, ingiusto, devastante sembrano parole così leggere rispetto la tragedia che quelle anime hanno subito.
Esistono accaduti che non si possono descrivere. E forse non lo si deve fare. Per rispetto, si devono solo raccontare.
Da due giorni tento di passare da te per restituirti il libro. Ma non sono riuscita a separarmene. Ho pensato di coccolarlo un po’. Al caldo, in casa, preparando il boršč, la zuppa di barbabietole che due cari amici ucraini, a Parigi, anni fa, mi insegnarono a cucinare. Loro non mancavano mai di recitare una preghiera ai loro morti prima di gustarla. Mi dicevano che quella zuppa è più sacra di una reliquia.
L’ho preparata per Olena, i suoi fratelli e genitori. L’ho servita loro con pepe, panna acida e lacrime.

Maiter Ferrario

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