In questo libro abbiamo ripreso il testo curato da Agostino Bertani, medico e politico, che si trova nella monumentale opera definita ‘Inchiesta Jacini’, pubblicata a fine Ottocento, riguardante le condizioni dell’agricoltura ed in specie della classe agricola in Liguria (altri volumi si sono occupati delle altre regioni italiane).

La lettura è – a tratti – sconfortante. Le condizioni di vita misere, le condizioni igieniche orribili, la dieta monotona, le case come stalle, lo sfruttamento, l’ignoranza diffusa e la scarsa o nulla conoscenza dei propri (pochi) diritti, nel lettore attento mettono in discussione tutte le convizioni sui ‘bei tempi andati’, su un mondo agricolo buono, pio, semplice e genuino.

L’unica cosa che ci fa leggere queste pagine a cuor leggero è pensare a quanta strada è stata fatta da allora, di come la vita dei contadini sia cambiata. Forse. Sì perché non è difficile cercare qualche breve reportage giornalistico che ci parli dei lavoratori della terra oggi. Magari non in Liguria, ma è significativo allo stesso modo.

Dappertutto servizi igienici assenti o fatiscenti. Non c’è luce e l’acqua si prende dai bagni maleodoranti o da una fontana vicina; non è potabile ma qualcuno la usa anche per bere. Senza energia elettrica, sono le bombole a gas e qualche generatore a benzina a garantire un po’ di acqua calda e la preparazione dei pasti. Tutt’attorno l’odore nauseabondo della plastica e dei rifiuti bruciati.

Ad accomunare tutti questi insediamenti sono l’estremo degrado, l’aria irrespirabile, la situazione di insicurezza, l’estrema precarietà lavorativa ed abitativa e le condizioni igienico-sanitarie disastrose.

l’80% delle persone visitate non ha un contratto di lavoro e nel restante 20% dei casi, pur esistendo un contratto formale, si assiste ad uno sfruttamento nel rapporto di lavoro, nella paga, nel versamento dei contributi per le giornate lavorate e nell’orario di lavoro.

Tratto da un articolo di La Repubblica di Laura Pertici

Forse non è stata fatta tutta la strada che ci pare d’aver fatto. Chi lavora la terra e non ha altro è rimasto grossomodo alla fine dell’Ottocento. Questo dobbiamo avere ben presente mentre leggiamo questo libro: non è storia. E’ attualità.