Sarà l’autunno, ma mi viene voglia di riprendere questo libro, tra i più belli di quest’anno.

Avevo già letto testi sull’argomento: raccolte di tombe, lapidi, parole di personaggi illustri.

Questo di Elisabetta Cacioppo e Massimo Tafi è una collezione di sepolture comuni, di gente ‘normale’, sepolta negli alberi genealogici di tutti. Anche nel mio c’è uno zio Cichin, Cichet per la precisione. Fu il secondo marito della zia Teresa, sorella della mia bisnonna. Lo zio Cichet non morì sotto il treno, ma sotto il tram morì lo zio ‘Voglio morire’, fratello del nonno.

Chissà quante sono tra le nostre antenate le zie nubili, andate a servizio nelle case dei signori, come Catterina da Ceriana, e magari diventate – come Catterina – le uniche testimoni della vita di quelle grandi case. O le cartoline spedite dal fronte, ritrovate in vecchi cassetti e cantine che ci raccontano gli amori lontani, vissuti dalle trincee, sfioriti prima del tempo.

Un libro di famiglia, quindi; ma anche un libro di paese.

Sono tanti i paesi dell’Appennino con i loro martiri partigiani e altrettanti i cimiteri che li ricordano. O i paesi al confine con la Svizzera con i loro contrabbandieri e finanzieri: a giocare a carte insieme di giorno e poi di notte ognuno al ‘proprio posto’, chi a inseguire, chi a scappare.

E serbi un sasso il nome è quasi una Spoon River, italiana e in prosa.

Nell’Antologia di Spoon River tratto comune dei personaggi è la loro appartenenza a una comunità. Comunità che in alcuni casi accoglie, in altri emargina; comunità vissuta o – al contrario – rinnegata. Così viene accolta Severina a Bregazzana, dove arriva per passare la convalescenza e trova il suo posto nel mondo. Vengono invece cacciati dal loro paese i fratelli Cereghini, cantastorie prima apprezzati e poi marchiati come eretici. I personaggi di Cacioppo e Tafi non sono anime isolate; sono uomini e donne di una storia comune.

È nel rapporto tra individuo e società che questo libro si distingue dalle antologie di sepolture e diviene raccolta di fiori naturalmente appassiti.

 

E serbi un sasso il nome si può trovare QUI