Una recensione per “Ritorno dALLA terra” di Claudio Muto.

Un libro doloroso, ma necessario. Un tema da diffondere presso tutti quegli enti moderni che parlano volentieri di agricoltura, di prodotti tradizionali, del sacro lavoro del contadino.

Un libro spigoloso, franco, ispido. Brucia in gola, come certo vino nostrano, poco raffinato e poco curato. Fatto così perché si è sempre fatto così: senza cercare di fare il verso a nessun altro vino, senza cercare approvazioni dai degustatori di tendenza, agli influencer del gusto.

Questo vino (questo libro) è fatto così: fattene una ragione. Se non ti piace, stappa un’altra bottiglia, leggiti un altro libro.

Magari cercati un libro che ti racconti quanto è bello fare il contadino: zappettare delicatamente una zolla per volta, seminare un seme antico e tramandato da tempo immemore, annaffiarlo con l’acqua cristallina della fonte, scerbare dalle poche infestanti (magari buone da mangiare), convincere i pochi insetti nocivi a suicidarsi per conto loro, raccogliere il dovizioso raccolto, andare giulivi al mercato e tornare, sereni, soddisfatti e arricchiti, per godersi il frutto del proprio lavoro, duro ma onesto.

See… bonasera…

Claudio Muto racconta per esperienza diretta di quante e quali siano le quotidiane difficoltà legate al mestiere del contadino. Quanta burocrazia, quanti paradossi, quanti sprechi, quante volte si incontrano persone che approfittano della qualifica per barcamenarsi tra contributi, doppi lavori, piccole furberie.

Un piccolo esempio: il fine del coltivatore è vendere i suoi prodotti. Per farlo, a buon conto, conviene fare i mercati. Per fare un mercato occorre partire prima dell’alba avendo, dal giorno prima, preparato la verdura da esporre, la quale non può essere buttata sul banco così come viene dall’orto, ma ripulita, ben disposta, rinfrescata. Bella da vedere, se no, non vende. E bisogna avere un banco ricco e colorato, perché un banco che vendesse solo patate e cavoli (per dire) non sarebbe abbastanza allettante per l’annoiato cliente. E quel che manca si compra, si integra, prelevando magari dall’ingrosso, se occorre.

Se si fanno tre mercati alla settimana, quanto tempo resta per coltivare? Forse è meglio integrare ancora con l’ingrosso. E allora quanto resta sul banco del lavoro del contadino?

E infine: come si possono vendere le proprie patate ad un prezzo adeguato, se poi il cliente le può trovare (provenienti dall’estero e di qualità diciamo discutibile) a metà del prezzo, in un supermercato? Come si fa a spiegare la differenza?

Ritorno dALLA terra, di Claudio Muto, è un libro importante perché lascia insoddisfatti, turbati, perché vuole risposte, pone domande. Occorre riflettere sulla parola “contadino”, e sull’agricoltura in genere, oggi, qui.

Il libro si può trovare qui.