di Helena Molinari

Ho vissuto il Salone del Libro in tre distinti modi e ruoli nell’arco degli anni.
Sono stata visitatrice come migliaia con lo sguardo disincantato e assetato di chi si rivolge ad una fonte sperando da lettrice e da scrittrice (quest’ultima non ancora edita) in un ascolto e in un interesse reciproco faticosamente pervenuti.
Sono stata visitatrice come migliaia con lo sguardo più da addetta ai lavori di chi si rivolge ad una fonte sperando in quanto speaker radiofonica pluridecennale e ideatrice di un festival culturale, in un ascolto e in un’attenzione spesso disattesi.
Aver scoperto da autrice infine certe dinamiche organizzative di reclutamento degli autori.. (Conta più chi ti presenta di te… Per dirne una) mi ha molto rattristata per il poco rispetto delle parti, di tutti; compresi i grandi nomi mediatici messi lì a jolly… non sempre per il loro valore individuale o per essere con buonsenso tuo completamento.
Forse occorrerebbe quantomeno un controbilanciamento?
Dall’altra parte…
in uno stand genuino e sorridente, nella natura della sua editrice, la mia editrice, davanti ad un tappeto di “Emma” con una dietro l’altra le sue piume di ghiandaia e ai suoi fianchi da una parte il Codice Etico di Pentagora e dall’altra il mio omaggio dolce, andato a ruba, di biscotti al ginger (titolo di uno dei capitoli del romanzo) ho osservato:
– Pochi trolley e altrettanto pochi sacchetti.
– Molti selfie e sguardi persi tra frastuono, code e applausi.
– Persone che mai avrei pensato sarebbero salite a Torino per venirmi a sostenere e per portarsi via una copia di Emma che avrebbero più comodamente potuto acquistare in Liguria a due passi da casa.
– Occhi negli occhi di persone che magari non avevano più budget per comprarti il libro, ma si sono persino sedute per saperne di più e conoscerti.
– Scrittori come me fino a “ieri” dalle tante speranze e dall’espressione persa e spenta e tanto stanca a domandarti come hai fatto e quale fosse la fregatura…
– Una famiglia di donne autrici al mio fianco a far da nido pur non avendoti vista prima o quasi a mettere in borsa dell’una e dell’altra la propria opera perché non ci sono parole che meglio sappiano farci conoscere in sincera amicizia che nasce… e che ci rappresentino.
Ho visto tanta bellezza pari a quei fiori di campo che ti sorprendono in mezzo all’imperante verde dei prati.
Quando la sai riconoscere, un po’ come in certi luoghi la pace allora impari a vedere anche di quel tanto verde le tante tonalità e a quel punto vinti la frustrazione e gli egoismi ti accorgi che tutto insegna e vale la gratitudine.
Lieta di aver detto tanti grazie!