Oggi, 27 gennaio, è il Giorno della Memoria.

La testimonianza diretta dei campi di sterminio nazisti, da sempre rara e labile, è ora quasi scomparsa. Tra non molto, per forza di natura, non ci saranno più testimoni diretti.

Ma se la memoria è attributo di un soggetto e il soggetto non esiste, dunque non esiste neppure la memoria.

Questa sera andranno in onda in televisione film e documentari sul periodo storico, sui campi, sui libri e gli autori che hanno portato testimonianza. Sentiremo ancora cento volte la bellissima e struggente musica della colonna sonora di Schindler’s list. Siamo i nuovi testimoni, richiamati continuamente dallo slogan: ‘Per non dimenticare’.

Si dimentica (o non si dimentica) quello che si è vissuto. Ciò che non conosciamo non lo possiamo dimenticare. Quello che possiamo testimoniare noi, nuove generazioni del ‘dopo shoà’, è che abbiamo visto bellissimi film, letto o sentito raccontare storie, visto documenti e reperti. Ma non siamo testimoni. Non possiamo ‘dimenticare’ perché (fortunatamente) non siamo testimoni, non abbiamo vissuto quel fatto, non abbiamo visto la Medusa negli occhi.

Per quanto un film sia bello, verosimile e ben fatto, resta un film, una ricostruzione.

A noi sta un altro dovere, altro che non sia quello di ‘non dimenticare’. Noi siamo tenuti a capire, a comprendere come è stato possibile, ed impegnarci nel nostro piccolo quotidiano affinché non si ripeta. Per capire abbiamo gli strumenti, forse migliori addirittura di quelli a disposizione dei testimoni: saggi, testimonianze, statistiche, storiografia, archivi, narrativa, film e documentari. Non limitiamoci alla commozione, siamo umani: cerchiamo di comprendere.