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Ma io.

Io sono il mio cammino che non sa dove andare in questi Peruzzi ri- raggiunti e non faccio per finta, non dico per dire. Davvero non so dove andare neppure qui in questa che dico la mia matria. Sono il pavimento del terrazzo con il bicchiere a pezzi e sono fuori squadra e è notte, perchè a fine agosto alle nove di sera è notte, e costeggio il fosso che divide la strada vicinale dal prato di Dilio che pure il fosso è di Dilio perchè è lui che se ne prende cura e ho visto la bara, dieci ore fa, di questa signora montanara e cittadina, nè montanara nè cittadina, nè cristiana nè pagana, che abbandonò la prima elementare parlando di mal di testa e figurati. Non vuoi andare a scuola, ti viene mal di testa, vorrà dire che darai una mano in casa, hai già sei anni e alla Colombaia non è che non ci sia da fare. Anno 1928. Nel 28 mio papà nasce e nel ’28 Piera Romei ha 6 anni e lascia la scuola. La sua letteratura sarà chi ha comprato o sta comprando, chi finalmente è nato, chi si sposa, chi sta male, chi ha fatto le corna a chi, chi si è diviso, chi muore e amen, tutti si deve morire e morire al tramonto o all’ alba è la medesima cosa.

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Marina sta facendo la pizza. Io sto camminando sul bordo del fosso di Dilio a trecento metri da casa. Al buio. Che Piero Ciampi ci cadrebbe dentro ubriaco, nel fosso. Poi torno indietro. Mangiamo la pizza. La giornata è stata dura.

Nuova parentesi.

Un attimo.

Eccomi.

( Se siete qui per ficcare il naso e sapere che pizze erano, se ho fatto i complimenti a Marina, se non glieli ho fatti e abbiamo litigato, vi auguro che in quel naso vi ci spunti un fiore non come quello che spuntava in bocca al babbeo del dentifricio supercolgate ma come quello che spunta in bocca all’ uomo dal fiore in bocca di Luigi Pirandello. Solo che, invece di spuntarvi in bocca vi spunta nel naso ficcanaso. E sono cazzi).

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Ora il mio editore che se lo chiamo per noi mi dà del Voi, che se lo chiamo per cognome mi ricorda che non vuole essere chiamato con il nome della tribù perchè lui è un individuo e non un collettivo, che gli voglio un sacco di bene e gli darei delle bastonate e che fa le edizioni più belle di Genova e forse della Liguria, che mi dice che a Tizia, scrittrice per le sue/ nostre edizioni ha ricevuto una seria proposta da Einaudi o Feltrinelli o Mondadori e ha rifiutato perchè la sua casa è la sua/ nostra casa editrice che fa le edizioni più belle di Genova e forse di tutta la Liguria. Ora il mio editore che, e sottolineo che, gli voglio bene perchè è uno scappatodincasa come me ma lui un libro lo sa costruire, vestire, forzare e rivelare e ci mette amore o qualcosa del genere non la deve dire questa di questa che rifiuta Feltrinelli, Eìnaudi, Mondadori. Perchè diobono. Un po’ di come si dice. Venga da me la Trimurti editoriale, che tradisco subito, prendo i trenta denari, gli consegno il mio editore e chiedo a Bruno Morchio che si impicchi al posto mio. Che sarebbe uno scoop. Ci si aspetta che si impicchino Claudio Piersanti, Laura Pariani, Marcello Fois, Silvia Ballestra, Claudia Priano, Antonio Moresco, io (nel mio piccolo) ma Bruno Morchio proprio no.

Il Secolo XIX metterebbe la notizia in basso a destra e continuerebbe nellla pagina culturale.  Senza contare i necrologi di amici, nemici, leccaculi.

Þ

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Via, che ero ai Pliz, poi mi hanno portato a Sambuco di Vinadio, poi a Sant’ Anna di Valdieri, poi a Cuneo, poi a Fossano, poi a Savona, poi ai Peruzzi.

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Caro diario, i parenti di Marina dei funerali sono tutti bravi. A me particolarmente sono simpatici Giorgio e ancora di più Liviana. Ma anche gli altri, eh! Sia chiaro.