SAMBUCO DI VINADIO- VOLTRI- CREVARI- PLIZ da gianni priano  I GIRI, inedito

27, 28, 29 agosto 2022

 

 

Sono le 3 e 57 della notte tra il sabato e la domenica.

Marina è a Crevari. Dormono, lei e la madre, con la nonna Piera Antonietta di anni 100. Cadavere da un po’ di ore. Forse dodici o quattordici. Non nella stessa stanza (credo). La nonna morta avrà la sua cameretta. Come i bambini, sopportati e idolatrati. Come i vecchi sopportati e basta  Come i cadaveri che occorre mettere sotto terra o in un loculo di cemento armato o bruciati.

La morte gira per la casa di Crevari come io giro in quella di Voltri. Siamo insonni, la morte e io. Quello che dovevamo fare nella e della vita lo abbiamo fatto. Però ci resta del lavoro. A lei ne resta di più.

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Gli uomini sono uguali perchè hanno in comune la razionalità fa che tutti riconoscano te come padre lo spirito di negazione è uno degli aspetti più importanti della filosofia di Nietzsche la ratio è un criterio più o meno restaurato per una nuova classificazione del sapere l’ Altro non c’ è non riposare e non dormire e non dimenticare il compito che il Signore ti ha assegnato.

Vaĺli a capire i libri. Sui libri e le donne ci ho perso gli occhi. Valle a capire le donne. Mica tanti sono i libri che ho letto. Poche le donne con cui sono stato. Abbastanza, libri e donne, da perderci gli occhi.

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L’ alcol non la spaventa? No, al contrario. Dopo anni di pugni nello stomaco finalmente un po’ di respiro. Nuvoloni e nuvolette cadute in quel gran prato verdino. La redenzione che libera solamente chi sente l’ impossibilità di liberarsi.

Girano nella testa le parole. Come giro io, come gira la morte. I nostri giri sono nella testa. Mica inquietanti, no. La parola è inquietudinanti.

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Siamo partiti da Sant’ Anna di Valdieri che eravamo appena arrivati e siamo tornati a Sambuco a prendere due cose e via giù alla stazione di Cuneo, che ci hanno portati Roberta e Alberto. A Marina la mamma aveva telefonato che la nonna Piera Antonietta di anni 100, repetita iuvant, e nativa alla Colombaia, frazione di Monteduro, era morta.

Più che vecchi non si viene, diceva Manin a Petrigua.

Apro una parentesi.

Ecco.

Giù.

(Voialtri che non comprate  mai un libro perchè i libri in casa fanno polvere o perchè vi comprate mille idiozie ma un libro mai al mondo, pettegole e pettegoli che venite qua sopra a curiosare perchè scrivo quanto guadagno e se ho buoni rapporti con compagna e figli e figliastri vi pigli un colpo ma secco o vi venga un accidente destinato a peggiorare, una tendinite terribile. Un ascesso che si traforma in herpes, un versamento).

 

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Lo spunto è al tempo stesso la cosa più significativa e la più insignificante.

Ancora frasi. Di libri, appunto. Che li ho pagati un patrimonio e fanno molta polvere.

Mentre voi cosa avete? Quattro libri sugli acquari? La collezione di Tex? Qualche Giallo Mondadori? Due Urania? Il Signore degli anelli? Tutto Harry Potter? L’ interpretazione dei sogni? Un libro di Wilburn Smith? Il Kamasutra? C’ è vita oltre la morte? Seta e Novecento di Baricco? E basta.

In ordine, in fila. E ciao.

Eppure è per voi che scrivo.

Per gli ultimi, che siete voi. Mica l’ operaio generico, classe 1932, iscritto al PCI dal1953, quinta elementare, che non ha letto un rigo di Dostoevskij ma sa che avrebbe dovuto leggerlo e, invece, nessun russo ma I Pascoli del cielo di Steimbeck, Le Lettere dei condannati a morte della resistenza italiana, l’ Amleto, tre poesie di Montale, due di Ungaretti, I Promessi sposi, Dei delitti e delle pene, Topolino, Il Tromba, Ken Parker, Corna Vissute, Ragazzi di vita, La leggenda del santo bevitore, Il Trono di spade,

Niente di nuovo sul fronte Occidentale, Centomila gavette di ghiaccio, Il taglio del bosco, 42° Paralleo.

L’ operaio del 1932,  oggi in pensione, al confronto, è un universitario.

 

Il seguito a presto