Scrivo per gli ultimi e per gli ultimissimi. Che- gli ultimissimi- non hanno mai letto una riga. Vanno a tablet, cocaina, negroni sbagliati, cuffiette.

Scrivo per loro. Che non leggono.

 

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Quando arriviamo a Voltri, passando- dopo Cuneo- per Fossano (mangiamo un panino seduti sull’ erba, sotto la torre e prendiamo un caffè da un

cinese) e per Savona (prendo un Long John da un altro cinese e Marina intanto, scontrosissima, corre a fare pipì ma- siccome appena torna lascio a lei il Long John- quando arrivo Marina il Long John se l’ è mangiato. Così ne compro un altro. Fine Savona).

 

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A Voltri io sto con Maddalena mentre Marina sbriga le faccende della morte.

Che essendo la morte di una centenaria è, già, morte nella morte. Meno di una formalità. Se togli i figli e i poeti, che sono impressionabili. Stronzi ma impressionabili.

 

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Antonietta Piera Romei vedova Pellegrino Romei muore a Crevari, borgata di Voltri. Nel primo pomeriggio del 28 agosto 2022. È sabato.

In realtà Piera vive in via Cialdini, a Voltri Voltri. Ma nelle ultime ore di vita viene portata a Crevari- zona Bricchetto- dove vive la figlia. In campagna. Campagna ligure che dà sul mare. Sarebbe piaciuto a Sbarbaro, il Bricchetto. Isolato ma non tanto. Niente parenti, niente invexendo ma soltanto lui e la sorella. E i licheni. Le violette. E versi. Scampoli, lacerti, rimanenze. Roba letteraria. In casa neanche un libro.

Un piccolo orto a cui avrebbe badato Clelia. La spesa, povera, che Clelia avrebbe fatto ogni giorno. Nella bottega di Crevari -paese, un quarto d’ ora di crosa, andando lesti.

Nessuna visita inopportuna nè importuna. Un gatto.

Maschio e brugo: che i figli che fa li lascia in giro. Che si cerca le gatte in giro, anche belle lontane tipo a Pian di Giugno, dai Minetti, ai Ravìn, alla Tabacca, in Campenave, a Sogarso.

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Al Bricchetto Camillo Sbarbaro avrebbe dato ripetizioni di greco a Defilippi. E a Mongiardino. E a Piccardo. E poi basta, che tre sono già un’ esagerazione. E con il contagocce avrebbe accolto i giovani poeti e scrittori. Giovanni Giudici e Gina Lagorio, per esempio. E a Fiorino, al Fado, dal Lillo di Voltri sarebbe andato a mangiare insieme agli amici, Angelo Barile, Pierangelo Baratono, Lucia Rodocanachi, Gianna Manzini.

Anche questo con il contagocce. Una tantum essendo finiti oramai i tempi delle pozze marce a cui beveva, delle troie che piacevano a lui come a Dino Campana (che quel giorno in Piazza Sarzano proprio di troie, loro due, parlarono tutto il tempo).

Adesso era arrivato il tempo delle zucchine bollite, delle rare visite quasi ossequiose da parte degli ammiratori, delle rarissime bisbocce con gli amici, delle brevi cartoline come risposta a lunghissime lettere, delle ripetizioni di greco.

Presto la terza e ultima parte