Di Helena Molinari

Le bambine di Zena sono come dei cortometraggi che le puoi vedere,  le puoi sentire vivide e pastellate, quasi odorose di muschio, di pianura, di caligine e di paure.Le bambine di Zena sono le nostre paure.
Le bambine di Zena sono cammei magnifici della sua medesima scrittura, che è ago e filo raffinato, mai una parola fuori posto, tante eppure discrete nell’ aggettivare il senso.Le bambine di Zena sono tanto grandi a volte e perse che vorresti allungare la mano per afferrare la loro.Le bambine di Zena sanno della sua terra, della sua lingua, di un tempo eppure magicamente sono d’ altra terra, d’ ogni lingua e senza tempo.Le bambine di Zena restituiscono ad ogni verbo il gesto lento che allarga il cuore e talvolta scende la lacrima e la pena.
Hanno la magia del leggersi d’ un fiato, lasciandoti però la voglia di tornarci sopra e quell’ incanto da fiaba a tratti d’ oro zecchino che poco basta a brillare e fare anche delle bambine più povere diamante.
Hanno a tratti invece il color seppia del film muto, che ti risuona dentro però forte un tamburo.