Quando leggo un libro devo entrare nella testa di chi scrive. Non conosco Zena e allora comincio il suo libro “Le bambine” con circospezione. Sto diventando più selettiva e ormai mi capita di non riuscire a completarne qualcuno. I primi racconti, piuttosto brevi, scorrono via velocemente; comprendo la sua scrittura e comincia a piacermi. Mi inoltro tra queste sue bambine che richiamano la mia epoca; mi sento in sintonia e imparo ad usare la “chiave” per entrare nelle storie. Istantanee di vita che non è stata la mia, ma che sentivo raccontare da chi ha vissuto in campagna, nelle case di corte, nei casali in mezzo ai campi coltivati, tra gli animali liberi e quell’igiene che vaccinava contro tutte le malattie. “Tutta una vita di schiocchi e di fruscii, nel basso, uno sciame di forme da inventare. Strade da tracciare con il dito sulla terra smossa, e fragili equilibri di foglie e di stecchetti, subito dissuasi da una vespa ansiosa o da un pettirosso in cerca” (pag.20). Queste immagini così descrittive emergono di quando in quando in questi spezzoni di vita di tante, ma forse di una sola bambina, perché in fondo c’è sempre un che di autobiografico in chi narra di infanzia e giovinezza. E racconta, Zena, inclemente, di tante situazioni di imbarazzo, tipiche dell’ingenuità di un fanciullo, guardate oggi con occhi benevoli, ma che diventavano la disperazione delle mamme. Donne forti, coraggiose, onnipresenti, operose, giudicanti, ma amorevoli e attente nella cura dei bambini, che oggi vengono affidati ad altri, per mancanza di tempo, per obiettivi di vita diversi, causando perfino traumi e vuoti incolmabili. C’erano tanti esempi, nelle cascine, tanti gesti da imitare; i bambini amavano provare, intrufolarsi nelle faccende di casa e fuori casa; come nella stalla, dove si andava ancora a mungere a mano le mucche; le bambine giocavano con il fieno e imparavano a distribuirlo alle mucche dopo la mungitura. Ed ecco che ad un certo punto della lettura i racconti perdono la rigidità iniziale, il rigore dei comportamenti e Zena Roncada si lascia andare ai racconti più leggeri, qualche volta frivoli, ma spesso dissacranti. Così la sua bambina “punisce” la cugina di città e riesce a farla inciampare con le sue scarpette bianche in una “boassa” fresca. Traspira il divertimento dalle parole e ci vengono regalate immagini esilaranti.

Ogni tanto appaiono e scompaiono personaggi singolari; tipico, un tempo, nelle campagne trovare uomini disperati o creature felici di vivere come vagabondi; oppure donne anziane che vivevano di espedienti – lontani i tempi delle pensioni sociali – e usavano la loro piccola istruzione, e una “bella, buona lingua”  per sopravvivere. C’era la vecchia che comprava il giornale per la comunità, ma l’aveva già letto tutto quando arrivava nel cortile e teneva banco, raccontava per filo e per segno, con sue interpretazioni teatrali, tutte le storie più importanti del foglio. Quando se ne andava si faceva pagare e la bambina, che nutriva ammirazione per lei, un giorno le disse: “Tu sei la maestra delle donne”. Niente di più, ma la vecchia, dopo tanti anni di vita grama, la guardò commossa e le rispose: “Grazie per la calda parola”, “la bambina capì che le parole possono far felici, come un regalo inaspettato”. Tanti attimi di vita, in questi racconti, che la dicono lunga sulla morale, sui valori che venivano insegnati ai bambini di un’altra epoca, anche se poi, per loro natura, erano sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo e trasgressivo. Il racconto del mare è denso di novità per le vacanziere di campagna, e pure divertente, anche se per la nostra bambina la conclusione è un grande spavento a causa della sua fuga incosciente a rincorrere giochi e onde, fino a perdersi e creare scompiglio nella famiglia. In questo libro si possono rivivere i momenti semplici e privi di malizia dell’infanzia, grazie alla sapiente disposizione di parole essenziali; il linguaggio di Zena Roncada si snoda sobrio e lineare sulla scacchiera delle pagine, ma denso e conclusivo, privo di illusioni, ma ricco di sogni. Merita.

Franca Oberti

“Le bambine” di Zena Roncada, si può trovare qui