Alla prima impressione, un ortolano approssimativo come me, che classifica  le zucchine in chiare/scure/lunghe/tonde, resta basito e agghiacciato nel leggere questo libretto. Si parla di varietà di ortaggi, fiori e piante con nomi latini e di cultivar che confondono e allibiscono non poco.

Eppure… c’è tanto di più, e ci va poco a scoprirlo: c’è l’AMORE incommensurabile che l’autore dedica al suo bosco e alle sue coltivazioni; c’è la FIDUCIA riposta  del  seminare ora per far sì che le future generazioni possano raccogliere; c’è la PAZIENZA dell’aspettare il momento giusto per seminare, trapiantare e raccogliere infine i prodotti dell’orto e del frutteto; c’è la CURIOSITA’ dell’osservare il comportamento degli abitanti del bosco, dalle api agli scoiattoli ai ricci; c’è la TRADIZIONE del far partire la narrazione dal giorno di san Martino, 11 novembre, quando si avviano i contratti di mezzadria; c’è la COMPLICITA’ del destinare parte dei prodotti dell’orto agli amici selvatici, affinché si sentano protetti e ben voluti nel bosco dell’autore, anche a scapito dell’incrinarsi dei buoni rapporti con i vicini farmer, che non concepiscono più la natura se non è del tutto asservita alla produzione e al profitto.

Tante cose, in duecento pagine di libretto. Per questo ne consiglio la lettura agli amici infatuati dell’orto facile  a chilometri zero: se oltre ai pomodori e alle zucchine non ci mettete un po’ di quel che è indicato sopra in maiuscolo, non andrete lontani e alle prime avversità vi fermerete.

Monito terribile, al quale mi assoggetto volentieri.  Anche perché l’autore è così gioviale, simpatico e accattivante che non si può almeno provare a sceglierlo come mentore per una rigeneratrice passeggiata “fuori dalla civiltà”.

”Due passi fuori dalla civiltà”

Carlo Pagani con Mimma Pallavicini

Pentagora

Caselle Torinese, 31 maggio 2021

Sgoccioli della primavera del meteo, tra nuvole sognanti e qualche scroscio di acqua passata