La bellezza è per suo stesso significato una qualità che pochi possiedono. È la capacità di appagare i sensi, di suscitare meraviglia. Spesso effimera, svanisce presto, al pari di un tramonto sul mare, dello sbocciare di un fiore, del lento appassire di un volto, di un sorriso. Ci affacciamo in essa, ci nutriamo voracemente nell’istante in cui ce la troviamo di fronte, ma la contemplazione dura il tempo di un batter di ciglia, e lo stupore lascia il posto a un senso di profondo turbamento. La rivedrò ancora? Sarò in grado di coglierne l’essenza? Riuscirò a imprimere l’immagine nella mente?

L’armonia insita nelle parole, invece, è eterna, non perde freschezza, non inaridisce. Magia? Forse sì. Sarebbe meglio parlare d’incantesimo bilaterale: da una parte il talento dello scrittore che, cucendo insieme con fili sottili e impalpabili, a volte con spesse corde o pesanti catene, o semplicemente incollando su carta argentata parole come fossero stelle, compone pagine e pagine di emozioni. Non sentimenti qualsiasi, però, altrimenti tutti i libri sarebbero capolavori. Essi devono avere la lucidità degli specchi, affinché il lettore vi si rifletta dentro, persiane aperte come finestre, per fare in modo che gli occhi scrutino attraverso i vetri, alla ricerca spasmodica della verità, del climax perfetto che porterà l’animo più sensibile al culmine dell’eccitazione, del finale esemplare dove ogni tassello potrà trovare il suo posto. Ed ecco la seconda parte del sortilegio, celato nel passaggio delle parole dalla penna dello scrittore agli occhi del lettore, il segreto attraverso il quale la magnificenza di un libro prescinde dall’inesorabile logorio del tempo e acquista l’immortalità. Maggiore sarà la disposizione d’animo di colui che scorre il testo, la sua fantasia nel calarsi attraverso le righe fin dentro al cuore della storia, tanto più quelle pagine acquisteranno vigore, fascino, sostanza. L’estremo piacere della lettura arricchisce chi lo ha provato a tal punto da innamorarsene, da non poterne più fare a meno. Perché, alla fine, la vera bellezza altro non è che sublimazione d’amore.

Maena Del Rio, con Mara Sordini, ha pubblicato: “Oltre il confine” per Pentagora.