La raccontadina scrive alla raccontadina.

Cara Francesca,

lo so che in questo momento sei chiamata a raccontarti e a raccontare le tue pagine; so anche che pensi che quello che avevi da dire lo hai già detto molte volte, che la tua storia è questa e non ne hai un’altra da scrivere, e per carità, non ti venga mai chiesto di interpretarne una diversa. Una storia semplice di pane pomodoro e baci, albe, tramonti e lumache. Cavoli, barbabietole, bambini e tortore. Una storia che segue le stagioni, quelle esterne e quelle interne che quando combaciano è una gran fortuna, ma quando in Estate senti freddo è davvero difficile trovare consolazione. Bisogna solo aspettare, confidare nel via vai dei calabroni, dei giorni e degli umori. Una storia che si scrive tra solchi di pomodori, incontri, dialoghi e di quello che passa tra la semina e il raccolto: nuvole, ferite, aghi e fili per ricucire e ricucirsi, rospi e rane che si incontrano, in Giugno, poi, si cantano e fanno l’amore. Grandine e acqua di rose. In fondo, non ti viene chiesto molto, ti viene chiesto di raccontare il tuo libro che credimi, ti assomiglia con poco scarto. Ti vedo che sei diventata rossa, non vuoi che venga chiamato ‘libro’, lo ripeti sempre: ‘Io non sono una scrittrice!’. E allora come vuoi che lo chiamiamo? Accetta che le cose portino un loro nome, non puoi inventarne sempre di nuovi. No, non possiamo chiamarlo ‘piccolo fuoco’, non si capirebbe che quelle pagine le hai accese di notte, le hai accese per fare un po’ di calore e luce dietro e dentro. Dentro questa vita dove spesso tira forte il vento, da nord. Quello freddo. Non si capirebbe che quelle pagine bruciano in fretta ma se ciascuno ci mettesse sopra un piccolo legnetto staremo al caldo, tutti, per un bel po’. Si chiama ‘libro’, e dirai che il tuo libro è questo. Proprio questo, quello che ho appena scritto. Fidati di me, ti conosco da sempre. Da 37 anni, quasi 38. Non aver paura di essere ripetitiva, qualcuno ti conosce già, altri no. Mi raccomando, mantieniti in gamba, in braccia e in cuore. Sempre!

P.s. Ringrazia, ringrazia chi ti pone domande, chi vuole sapere, e una volta di più chi porta la pazienza, talvolta il coraggio, di ascoltare.

Francesca