di Gianpaolo Castellano, su La Raccontadina, di Francesca Pachetti

Non avevo idea di cosa fosse con precisione la prosopoetica, fino a che non mi sono imbattuto in questo libro.
Già la copertina è un avvertimento: “Prima di coltivare sogni impara a zappare”.
E’ inutile farsi illusioni: lavorare la terra è mestiere duro e faticoso, vivere di quel che la terra produce è duro, faticoso e disperante. Eppure questa raccolta di racconti brevissimi, quasi degli haiku di racconti, è graffiane, struggente e tenerissima. Perché scuotono dalla radice i nostri miti e le nostre convinzioni sul biologico, sulla poesia del chilometro zero, sulla bellezza delle albe e dei tramonti goduti tra i campi profumati e ubertosi… Riflessioni amare che amare non sono: semplicemente conficcate a terra, realistiche e proprio per questo ancora più poetiche. L’autrice ci mostra le radici della poesia, come frutti che crescono nascosti, e saggiamente le ricopre e ci inviata a cercare ognuno le sue. Perché ognuno deve trovare la sua strada, nella vita come nel campo. A volte sgomitando, spesso soffrendo, mai rinunciando. Un piccolo breviario di vita pratica, davvero “terra terra”, che però ci può aiutare a scoprire gli angoli più nascosti e più veri del nostro essere umani, staccati dalla terra eppure destinati a ritornare ad essa, volenti o nolenti.

Caselle Torinese, 26 luglio 2019. Temporale incombente che spezza l’afa di fine luglio. E che la grandine sia lieve e veloce…

Gianpaolo Castellano è autore di Maillot l’ispettore