Cinque anni fa usciva la traduzione italiana del libro di Vasyl’ Barka,
‘Il principe giallo’,
romanzo dedicato allo sterminio per fame dei contadini ucraini ordinato negli anni 1931-32 dal regime staliniano.
Chi dice un milione di morti, chi tre, chi sei: e davvero se sono sei, allora questo sterminio – voluto per eliminare i piccoli, piccolissimi proprietari di terra, spregiativamente chiamati kulakì – pesa sulla coscienza sdel mondo come la Shoah.
E’ successo 90 anni fa a 1500 chilometri dai nostri confini, ma la scuola italiana tanto nei programmi come nei sussidiari non ne parla, come del resto fatica a partire di un secolo filigranato dalla voglia di genocidio, dall’Armenia al Ruanda.
Volevo raccontarla, questa storia, e mi chiedevo quale fosse il modo più efficacie per portarla a tante persone.
Un saggio? Ma chi legge i saggi? Gli studiosi, gli studenti, i cultori di storia? E alla gente come sarebbe arrivato?
No… niente saggio. Una raccolta di memorie? Ricevetti dal vedova del dissidente Aleksandr I. Solženicyn cinque memorie: tragiche, intrise di pianto e sangue, forti, troppo forti. Ma pensai che ciò che è troppo forte a volte sciocca e fa muro, come i messaggi terroristici stampati sui pacchetti di sigarette: troppo forti! non li vede nessuno…
Fu così che mi venne in mente di cercare un romanzo. Trovai quello di Vasil’ Barka, candidato al Nobel per la letteratura, lettura di testo nelle scuole ucraine. Ecco, un romanzo sì: non lascia chi legge all’esterno della storia – come un saggio; se scritto bene, lo e la trascina dentro; non parla di numeri, di statistiche, ma di persone con un nome e un volto, persone in cui ti puoi immedesimare; un buon romanzo fa viaggiare lontano e tocca il profondo del cuore più di cento saggi.
Nacque così l’idea di affidare la traduzione ad Alessandro Achilli, docente di lingua e letteratura ucraina, e dare alle stampe ‘Il principe giallo’. Una storia da conoscere, un libro necessario.