Difficile scrivere un libro sulla Shoa. Più difficile ancora se non si è stati protagonisti di quella tragedia e non si sceglie la strada del saggio storico. Difficile ma, evidentemente, non impossibile a patto di essere bravi. E bravo Alessandro Marenco dimostra di esserlo davvero con il suo L’odore della torba bruciata, una coraggiosa e inconsueta ricostruzione di un frammento di vita di Primo Levi. Il libro è un abile melange di elementi noti della vita dell’autore di Se questo è un uomo e episodi plausibili ma generati dalla fantasia di Marenco. Un racconto, sì, ma anche, anzi soprattutto, una riflessione su ciò che di più controverso ci possa essere per una vittima: il perdono. Senza però che venga mai meno il ritmo e la forma del romanzo breve: dialoghi ben costruiti e una narrazione che, anche nelle parti di riflessione pura, scorre sempre fluida senza pause o cesure artificiose. Il tutto sostenuto da una scrittura convincente e precisa. Forse perché Marenco di Levi ha condiviso la professione – entrambi chimici industriali, sia pure in ambiti e ruoli diversi – gli riesce molto bene l’ambientazione del racconto e della vita “normale” di Levi, quella successiva al campo di concentramento. È particolarmente felice il sovrapporsi dei piani, quello del lavoro e quello del ricordo del campo, dove la seconda costituisce il costante – inamovibile – punto di confronto della prima. Questo intersecarsi continuo, drammatico, delle due esperienze risulta evidente ed esplicito nella vicenda della “selezione” dei candidati ad essere assunti dal dirigente Levi. La parola è la stessa, “selezione”: nei campi determinava la vita o la morte di un individuo, nella realtà dell’azienda determina l’assunzione o meno di un giovane che equivale a dargli dignità di individuo attraverso la definizione di un lavoro. Le conseguenze sono diverse, senza dubbio, ma Levi non può fare a meno – nella più che credibile finzione di Marenco – di coglierne l’assonanza. Scegliere, scegliere una persona ed escluderne un’altra: i medici dei campi sceglievano ma ai loro occhi (e nella realtà) quelli erano non-uomini, per Levi invece ogni giovane candidato è un uomo con la propria storia, i propri affetti, addirittura spesso accompagnato da una lettera del parroco che ne comprova le qualità. E Levi, pur sapendo e comprendendo la differenza, non può non sentire su di sé (è più forte di lui) tutto il peso di quelle scelte. Ma questo non è che uno degli episodi narrati in L’odore della torba bruciata, emblematico di comeMarenco abbia saputo costruire un romanzo-riflessione senza mai cadere nel didascalico, nel pedante e senza rinunciare a raccontare. Sarà poi un altro – non è il caso di raccontarlo, lasciando intatto ai lettori il gusto della lettura – l’episodio intorno a cui ruoterà il senso più profondo del romanzo.

Infine una domanda: sono necessari altri, nuovi libri sulla shoa? La risposat è facile: se sono come questo sì. Perché qui non si narra di aguzzini e crudeltà, di camere a gas e di privazioni estreme. Per quelle Se questo è un uomo e qualche altro straordinario libro come Intellettuale a Auschwitz di Jean Améry sono sufficienti, hanno detto tutto quello che c’era da dire. Il resto è spesso morbosità e furbizia editoriale. Ma questo di Marenco è altra cosa: il dramma per emergere in tutta la sua forza non ha bisogno di raccontare l’orrore che già conosciamo. Bastano episodi minuti di vita quotidiana e gli interrogativi che Levi-Marenco si pone con naturalezza senza retorica, senza prediche, senza moralismi.

Ho aperto le pagine di questo libro con una certa diffidenza. Direi quasi per senso del dovere: perché Alessandro Marenco, anche se non l’ho mai incontrato di persona, lo considero un amico, un compagno di cordata (uno degli animatori più costanti di Pentagora) e mi sembrava sgarbato non aver ancora letto neppure uno dei suoi libri. Ho scoperto un’opera densa, ben scritta e per questo lieve.

Il libro “L’odore della torba bruciata” si può acquistare QUI.

Massimo Tafi con Elisabetta Cacioppo ha scritto per Pentagora: “E serbi un sasso il nome” e si può trovare QUI.