I libri sono inoffensivi. Se ne stanno lì, quieti, silenziosi. In un armadio chiuso, su una mensola, su un comodino. Ci stanno, come tutti gli oggetti, finché un evento esterno non cambia questa loro pacifica condizione.

Oppure no. I libri sono tutt’altro che inoffensivi. Proprio per lo stesso motivo che ho detto prima. Se ne stanno fermi e con questo resistono al tempo. Possiamo leggere, oggi, testi scritti e raccolti, rotoli o fogli legati, scritti migliaia di anni fa. E talvolta si tratta di testi pensati o trascritti una prima volta sulla cera, o su chissà quale supporto ormai scomparso.

Altro che inoffensivi: posso recare danno, volendo, anche a distanza di tanti anni proprio perché sono fatti per viaggiare nel tempo. Attenzione però: non tanto il libro, l’oggetto, quanto il testo. La Bibbia originale non esiste, tanto per parlare del Libro per antonomasia. Ma questo è comunque diffusissimo.

Penso alla leggenda del Golem, il simulacro creato da un rabbino, che si animava solo quando riceveva delle lettere a comporre la parola “verità”. Al contrario, il libro si anima quando viene letto da qualcuno, e diventa (può diventare) linfa, energia, spinta a compiere atti, azione.

Il libro di per sé non è buono o cattivo. Potremo anzi dire che un libro cattivo è un libro mal fatto, mal rilegato, poco curato, ad un prezzo esoso, poco corretto nei contenuti, abborracciato, rilegato fragilmente e stampato su carta scadente con inchiostro corrosivo.

Mein Kampf è stato un libro terribile, non cattivo. I suoi propositi riguardavano la violenza necessaria per la prevalenza di un popolo eletto sul resto dell’umanità. Cattivo è l’atto di alcuni editori, che ancora oggi lo propongono come un atto di approfondimento storico. Ma basta guardare il resto del catalogo per capire che la pubblicazione di quel testo ha a che fare con una scelta politica.

Per questi motivi occorre far caso al luogo dove il libro ha visto la luce: la casa editrice. Una sbirciata al catalogo farà comprendere presto se c’è un disegno, un progetto, una intenzione (e qui sì potremo decidere se buona o cattiva), o c’è solo casuale approssimazione, magari con un paio di libri (perché no) belli o azzeccati, in mezzo a opere raffazzonate o di scarsa qualità.

L’editore è più consapevole degli autori che pubblica del fatto che i libri sono messaggi in bottiglia lanciati nell’oceano del tempo. Quasi tutti, come anche noi pentagoriani, facciamo del nostro meglio per far durare messaggi buoni, positivi, utili, piacevoli, belli, nutrienti, sapidi, dilettevoli.