Non si può dire che non riesca ad interessare il lettore Francesca Pachetti, già in copertina; per chi ama la terra e legge racconti di terra, il sottotitolo attrae, da subito: “Prima di coltivare sogni impara a zappare”.

Netta, diretta, decisa, l’autrice ci conduce nei suoi campi, tra le persone che incontra, ognuna con le sue caratteristiche, che non sono mai motivo di giudizio, ma di riflessione.

Le foto a corredo sono sobrie, così come è lei, “la raccontadina”, una contadina che si racconta. Una contadina per scelta, non perché la vita l’ha voluta lì, ma è lei che si è scelta quella vita. Mai superba, mai presuntuosa, né irriverente, maestra di vita per chi ha perso il contatto con madre natura. Insegna piccoli trucchi, vende prodotti di stagione e si racconta, come una cronaca quotidiana che copre l’arco di un anno solare. Quel cerchio lei lo vive con consapevolezza e lo narra in tante piccole storie brevi, pregne di significato, tante piccole frasi buttate lì, quasi come per caso, ma mai per caso.

Questo libro mi è piaciuto molto, perché riscatta quel tanto disprezzato mestiere del contadino, quel mestiere che ha reso i contadini “villani” e “cafoni”, mentre è dal sapere della terra che nasce la vita e tutto quanto ci ruota intorno. Francesca prega, qualcuno se ne stupisce, ma lei prega davvero: “Prego per tutte le cose tante che non dipendono da me, riconoscendo così la mia limitatezza, riponendo così le armi dell’io, silenziando così l’impossibile (…)” (pag.45). Parla con gli animaletti dell’orto: “Ciao lumaca, (…) come stai? – Mi pare evidente: in bilico, sto in bilico. – Beh, sì, quello lo vedo, è quindici minuti che sei ferma sul bordo di quel secchio, ti chiedevo appunto, come stai in bilico? – In bilico sto indecisa, non so che fare. (…)” (pag.116). Parla coi bambini, affrontando le perplessità dei genitori; i bambini tendono a sporcarsi e spesso i genitori li rimproverano. Francesca è di un’altra opinione “Perché tutto quello che può essere lavato non è sporco: terra, sabbia, tempere, colori, farina, zucchero, ecc. Lo sporco è ciò che rimane per molto, molto tempo, come ad esempio le parole che usiamo” (pag.96). Parla con la terra nei momenti di siccità: “Cara e dolce terra ti scrivo. (…) Dobbiamo parlare. Dobbiamo discutere da dove ricominciare. (…) Cara e dolce terra, io posso solo continuare a seminare. Tu resisti intanto, ti prego”. (pagg.152-153). E quando qualcuno le chiede: “Ma è vero che alle piante bisogna parlargli?”, lei risponde: “Loro ti parlano, perché non farlo anche tu?”.

Ma nella frenesia di questo nostro mondo, non ci fermiamo più ad ascoltare le voci flebili della natura, così, talvolta, la Natura stessa si mette a brontolare e tuona forte e genera terremoti, alluvioni, nella speranza di essere ascoltata. Francesca lo sa e chiede perdono per tutti quelli che ancora non l’hanno capito.

Franca Oberti

“La Raccontadina” di Francesca Pachetti, si trova qui.