A volte pranzo da sola ma in buona compagnia. Quella dei personaggi di un libro.

Le persone che incontriamo sono specchi, e nulla accade a caso. Jole e Antonia si incontrano, per caso ma non a caso, sul traghetto che le riporta in Sardegna e si fanno specchio l’una dell’altra. Antonia “la pecora nera” consegna a Jole la propria storia di abusi, emarginazione e dipendenza. Jole d’altro canto, attraverso Antonia, rimette in discussione il proprio mondo e le proprie esperienze.

Le protagoniste di Giada, come già Fanzisca nel suo romanzo precedente “Con le mani nel cotone” sono donne dipinte a tinte forti, che balzano fuori dalle pagine e si siedono vicino a noi per raccontarsi e rimandarci a noi stesse. Come specchi appunto. Dentro alle protagoniste di Giada possiamo vedere quello che magari non vorremmo vedere, perchè non dovrebbe mai accadere: la violenza, la discriminazione, la disperazione. Poi però, allo stesso modo questi personaggi ci mostrano la capacità di confrontarsi, il desiderio di amare ed essere amate, la tenacia ad andare avanti, e infine il riscatto. Non totale, non definitivo, ma pur sempre un riscatto.

Sullo sfondo della vicenda c’è il crollo del Ponte Morandi a Genova e una Sardegna dura e arcaica.

Gli specchi non sono quelli delle favole, in fondo non c’è un lieto fine da “vissero tutti felici e contenti” ma appunto un ripartire. Quello sì, quello è importante.

Mi alzo da tavola, saluto Antonia e Jole felice di averle conosciute. Le ringrazio per ciò che mi hanno raccontato della loro esperienza, attraverso le parole di Giada, scritte con consapevolezza e capacità, scelte per delinearle e dar loro non solo voce ma anche corpo.

Barbara Torretto ha scritto per Pentagora: “Ali di pietra