di Bianca Bonavita

Il mare ai tempi del Corona è sempre il mare.
Con le sue onde spettinate in spruzzi arcobaleno dal vento di tramontana, con le sue correnti invisibili e i suoi instancabili assalti alle scogliere.
Al mare non importa dei supermercati vuoti, delle isterie collettive e dei liberticidi decreti d’emergenza. Fossero per sempre vuoti i supermercati, magari ha pensato, non avrebbero più involucri di plastica da buttarmi dentro.
Al mare non importa dei posti di blocco, delle quarantene e delle zone rosse.
Il libeccio arriva uguale, con o senza stato di eccezione.
Al mare non importa dei turisti che a Vernazza hanno smesso di arrivare, delle prenotazioni cancellate, dei ristoranti vuoti, delle cameriere con le braccia incrociate.
Ma al tramonto, che ora cade là in fondo dalle parti di Bordighera, forse non dispiace che ci siano meno smartphone sul molo ad accecarlo.
Al mare non importa se il buon senso si è preso un’influenza per cui non c’è vaccino.
Ma di una cosa forse è contento.
Nel vedere, un mattino qualunque di febbraio, una banda di bambine, tra loro sconosciute, fare amicizia piedi scalzi sulla spiaggia di Framura e nel suo fragore andare alla ricerca di conchiglie e nascondigli, mettersi in pericolo sugli scogli e correre libere per ore mano nella mano a giocare a non farsi schizzare dalle sue onde, senza banchi, senza voti, senza compiti, in un tempo sospeso dalle scuole chiuse, in uno stato di eccezione che sembra diventare eccezionale.
Qualcosa sta cambiando là fuori, deve aver pensato guardandole dall’alto delle sue creste impetuose: era da parecchio che non si vedeva tutta quest’allegria fuori stagione.

Bianca Bonavita ha scritto, per Pentagora, “Discola. Descolarizzare ancora la società” e “Humus. Diario di terra“.