Chi scrive normalmente desidera essere letto, desidera che i suoi scritti possano raggiungere una platea (la più ampia possibile) di lettori, desidera pubblicare. Così, terminato il libro, inizia il secondo travaglio: la ricerca di un editore. E’ importante pubblicare: in un tempo sempre più votato alla solitudine e all’isolamento, una pubblicazione incarna la piccola speranza di uscire dall’anonimato, dall’invisibilità, perché – per il secondo principio della società dello spettacolo – essere letti, come essere visti (questo vale per chi ambisce a comparire in tv), per qualcuno potrebbe essere la prova certa di esistere.Pubblicare a pagamento è banale: c’è un mondo di tipografi travestiti da editori o di spacciatori di sogni che non attende altro che qualcuno paghi per il libro da mostrare ad amici, parenti e altri malcapitati. Pubblicare a rischio dell’editore è difficile: bisogna essere bravi, avere qualcosa da dire, essere davvero autori. E ‘autore’, attraverso la mediazione del latino, viene da ‘àugere’, che significa aumentare, aggiungere, portare qualcosa che prima non c’era, qualcosa di veramente nuovo: bastaerebbe questa piccola attenzione etimologica per mostrare che, malgrado i 76.000 libri pubblicati ogni anno in Italia, gli autori sono veramente pochi.Ma c’è una terza via, che non è deprimente come il libro a pagamento e tuttavia è alla portata di tutti.Pubblicare, sì!, in rete, per esempio attraverso un proprio blog, una propria pagina facebook, magari a puntate… Ecco questa è una strada che meriterebbe di essere tentata perché:- non fa scempio di carta,- permette di mettere in mostra le proprie qualità letterarie,- permette di tessere piano piano una platea di lettori, di ricevere giudizi, di verificare l’interesse di cià che si racconta, e soprattutto- non costa nulla.
Ed è pur sempre una “pubblicazione”, in senso reale e letterale. Poi per la carta ci sarà tempo…


p.s.: Su Internet si possono trovare numerosi siti prodighi di consigli su come autopubblicarsi in rete: alcuni buonim alcuni banali, alcuni… a pagamento.

Massimo Angelini, direttore editoriale di Pentagora, ha pubblicato, tra l’altro, Ecologia della parola.