Ho finito di leggere “L’odore della torba bruciata” alla fine di novembre, in quei giorni di allerta rossa, quando la pioggia non era più solo la veste dell’autunno ma diventava minaccia nella nostra Liguria e non solo. Ho pensato subito ad Alessandro e gli scritto per sapere se fosse tutto a posto. Mi ha risposto che stava bene, era all’asciutto, resisteva…

Allora ho riletto l’ultimo capitolo, quello che, soprattutto, mi aveva molto colpita! Forse proprio perchè in quell’occasione ho sentito così forte la precarietà e il rischio. E il paragone, appunto nelle ultime pagine del libro, tra l’olocausto e la piena di un fiume mi ha toccato in modo profondo. Il concetto della perfezione del male, laddove il bene è perfettibile, l’idea del “è successo dunque può ancora succedere” mi sarebbero restate addosso per un bel po’.

Il libro, come è stato scritto in altre recensioni, è davvero accurato, sembra di vederlo scritto in parallelo con “Se questo è un uomo”. Le parole sono dosate con precisione, quella della chimica, che è stato il mestiere sia di Levi che di Alessandro. Viene data attenzione a piccoli particolari insignificanti che sono poi invece molto significativi.

Però… L’emozione finale che ti lascia, quella non la so descrivere. Ma è forte, molto forte.

E ritorna a scavare nella coscienza e nell’anima. È ritornata infatti anche negli ultimi giorni di gennaio legati alla memoria, legati ad altre suggestioni ad altre letture che però a questo libro e a questo messaggio riportano: riflettere e non dimenticare.

Anche se le domande restano in sospeso, le risposte impossibili. “Come quando scappa il tappo al tino e il vino se ne va in terra. Ma te l’avevi stretto bene.” dice Girualdo. Il personaggio così ben riuscito alla penna di Alessandro. L’amico, discreto, solido al fianco del Dott. Levi, quello con cui parlare, con cui si confidarsi, al quale affidare il dubbio, la delusione, il dolore. In risposta c’è solo, e non può essere altrimenti, la concretezza del quotidiano, che si continua a vivere.

-Se le fa piacere mi venga a trovare al sabato, …mangiamo due tagliatelle, e parliamo un po’, ho piacere

– Ci mettiamo d’accordo, Girualdo. Grazie.

Barbara Torretto ha pubblicato per Pentagora: “Ali di pietra”.