Inizia per me le stagione del: che freddo! “Caspita, che freddo!” “Che freddo! Accidenti!” sono le esclamazioni più comuni della mia giornata. Lo so, lo so è normale, è naturale ma non piacevole, per me. L’inverno e il senso di gelo, rigore, di essenzialità che porta con sè, mi irrigidisce. Scarnifica le idee e prosciuga le energie. Quel poco che mi resta è per mantenermi viva fino alla prossima stagione, fino ai germogli e alle foglioline che non so neanch’io da quale invisibile e inconcepibile linfa arriveranno. Risparmio il fiato, che si condensa in nuvoletta visibile dalle labbra, sembra fumetto e invece è calore che si disperde. Risparmio i movimenti, abbraccio poco d’inverno, mi tengo stretta nel cappotto o nel piumino che mi infagottano. Ho meno contatti con gli altri, visi nascosti dalle sciarpe, arrossati dalla temperatura non tradiscono le emozioni, sono più difficili da capire. Ho meno da condividere, troppo poco da dare. Osservo il cielo bianco della neve, rigoroso, severo, i contorni delle cose delineati dalla brina o dal ghiaccio. Lo faccio da dietro i vetri di casa. Non voglio uscire al freddo, vorrei essere nata scoiattolo per ingozzarmi di nocciole e andare in letago.
Non sono scoiattolo e quindi attendo. E’ il tempo dell’attesa davanti al fuoco. Perchè c’è sempre poi d’inverno un fuoco che arde da qualche parte. In un camino, dentro una stufa, tra le pagine di un libro, in un’idea o un progetto. Ed è lì che tendo, di una tensione primordiale, solitaria, che ha a che fare con la sopravvivenza. Arriverà poi il tempo in cui, infuocato, sarà di nuovo il sole, in cui arderanno colori di fiori, come papaveri e bruceranno i prati nel giallo della paglia, ma adesso, no… accidenti! Fa troppo freddo!

Barbara Torretto ha pubblicato per Pentagora: Ali di pietra