Un racconto di Simona Ugolotti

La Bruna, la mamma di Ugo, non aveva mai visto il mare, eppure il mare non era così lontano. Camminava tutta storta ripiegata dalla fatica della sua vita, a servire uomini e animali, a portare pesi come un mulo. Facevano fieno in montagna con le falci e poi nei gaggiùn (gabbioni) lo caricavano sulle spalle, attraversavano il fiume con i trampoli, ore e ore di cammino, per poi entrare in una stalla calda e piena di mosche per mungere, appena finito di mungere si preparava subito il formaggio, non c’era mai fine alla fatica.

Non mangiava mai al tavolo con gli uomini, cucinava, serviva e poi stava con il piatto in mano seduta su uno sgabello di fianco alla stufa. Quando andavo a far visita alla Bruna, magari perché dovevo comperare fieno o vacche dal figlio, facevo il giro delle stalle insieme a lei, intanto le davo volentieri una mano, era di una simpatia unica, quando porgevo il primo cordiale saluto: “Ciao Bruna, come va?” rispondeva ridendo: “Eee…tutta storta”, alludendo alla sua schiena.

Bruna alzò con uno sforzo la testa sulla vallata e indicando la nebbia mi disse che il mare lo immaginava così: “Vedi quello è il mare… e le montagne che spuntano dalla nebbia sono i bastimenti, e se guardi bene bene la nebbia si muove leggermente: quelle sono le onde.”

Cara Bruna, nonostante tutto eri piena di arte ed ironia. Ero troppo giovane per capire che dovevo passare un po’ più di tempo con te, che la tua allegria era fatta per invogliarmi a restare. Negli anni ho fatto i conti con la fatica, con il ghiaccio, la neve, i lupi, le bestie e gli uomini. Qualcosa di più avrei potuto imparare; e quell’abbraccio solidale posso dartelo solo ora, solo nei ricordi, ma vale, vale tantissimo.


Tratto da un mio racconto “Impronte fresche” per Parole di Terra

Simona Ugolotti ha illustrato, per Pentagora, lo StraDiario genovese scritto da Gianni Priano.