Pubblichiamo una sintesi dell’intervista che abbiamo raccolto da Gabriele Fontanone, di Briaglia (Cn), studioso del legame tra terra, uomo, cibo e spirito. “Abbiamo perso la coscienza che il cibo è un dono, perché abbiamo perduto la coscienza che in realtà la vita è un dono. Una delle cose che fa la maternità, la mamma, una volta inseminata, come la madre terra, ha l’accortezza non solo di avere in seno la possibilità di generare una creatura, ma nel contempo già si fa nutrimento, attraverso il latte, per lo svezzamento della creatura. Quindi non solo la crea, ma le dà anche il nutrimento che alla creatura serve per tutto il tempo, fino ad arrivare a quando è in grado di cercarsi il cibo. Di madre in madre, a quel punto, è evidente che la terra non genererebbe mai degli esseri come madre, se poi non fosse in grado di sfamarli e pensa già di dare loro il cibo. Allora il cibo ha la stessa sacralità del dono del latte che sgorga al seno di una madre. Qualunque cibo sia.
Il contadino, che ormai hanno reso un produttore a costo orario, non è proprietario di una terra, lui è terra, semplicemente un pezzettino di terra animato, non è sua la terra, deve sentire che lui è terra e non che la terra è sua. Il coltivatore, colui che coltiva, ha già in sé il termine coltivare che deriva da culto. Culto vuol dire avere cura degli dei e lui ha cura del materializzazione del divino. Se parte di lì, tutta l’attenzione della filiera secondo me è la stessa, perché c’è poi l’attenzione di chi lo commercializza e di chi acquista questo cibo. C’è da creare la sensibilità di chi lo consuma. Chi cucina è la figura più importante di tutta l’appartenenza familiare, perché il suo modo di cucinare, che è un’altra via altrettanto importante spirituale, è la base fondamentale della salute di tutta la famiglia. Si prende la responsabilità della salute di tutta la famiglia. Se c’è questa persona, tu porti un alimento che è stato considerato non ho prodotto, ma un dono e tu glielo riporti come un dono – infatti fai la scatola bella come un regalo – e gli dici “adesso fai in modo che questo dono, che è ricco di per se stesso, tu possa donarlo alla tua famiglia perché diventerà terra che ancora una volta diventa carne, la tua carne, è una Comunione”. I pranzi dovrebbero essere fatti con la stessa devozione di qualsiasi Comunione, non che li fai così come capita nel forno e poi la domenica vai a fare la Comunione con l’ostia, il corpo di Cristo. Il corpo del divino che si fa corpo per diventare corpo è il cibo che mangi, è la divinità che si fa materia per darti materia affinché tu possa costruire le tue carni, è una Comunione quando mangi”.