Di Alessando Marenco

Nella narrativa attuale mi pare manchino le descrizioni degli odori. Credo sia significativo di un processo mentale che è proseguito negli anni e si è subdolamente incastrato nel nostro cervello.

Pare proprio che l’odore di un luogo, di una persona, di una sostanza, ne indichino pure la sostanza morale.

Questa di per sé non è una novità. Da sempre l’uomo ha usato l’olfatto per riconoscere i pericoli: le cose più orribili puzzano, possono dare grossi problemi igienici, e dunque è ovvio che l’olfatto a questo serva. Per non parlare del fatto che il Grande Progettista ha disposto le due froghe proprio sopra la bocca, da dove si introduce il cibo. La sostanza eventualmente avariata, prima dell’introito, viene così controllata e se riconosciuta tale, scartata.

Per lunghi secoli si è pensato che fosse proprio la puzza a veicolare le malattie, tanto che fumi e suffumigi, erbe, unguenti e spezie odorose sarebbero dovute bastare a scacciare la peste (per dire) o altre afflizioni. Del cadavere di una bestia ritrovato fortuitamente sopra una fonte, importava che non emanasse odore: da qui si sarebbe diffuso il morbo. Si legga: “Miasmi e umori” dell’impareggiabile Carlo M. Cipolla, per approfondire.

È pur vero che l’olfatto è uno dei più profondi sensi dell’uomo, atavico, direi. Tanto che chiunque, anche se non l’ha mai sentito in vita sua, viene messo in allarme o perlomeno in agitazione, dall’odore del fumo, prima ancora che dalla sua vista.

Personalmente ho una certa esperienza di chimica industriale, regno impareggiabile degli odori e delle puzze, qui s’impara presto che odore e pericolosità non sono legate. Ci sono odori vaghi, piacevoli, che però preannunciano sostanze tossiche o pericolose, come il fenolo, gli aromatici in genere, il cianuro. Ma anche odori violentissimi, come l’ammoniaca, che però non sono affatto tossici (asfissianti sì, ma non tossici).

Curioso fra gli altri era l’alcool iso-ammilico: poche gocce davano all’atmosfera un odore dolciastro, metallico, non del tutto sgradevole. Appena avvertito quell’odore però si cominciava a tossire disperatamente. I presenti scappavano, si insultava calorosamente chi aveva sparso  la sostanza, e si arieggiavano i locali. Ebbene, quell’alcool è poco o niente tossico, si produce naturalmente nella distillazione dell’uva ed è presente in piccole percentuali in ogni liquore. Ma spaventava quella tosse incontrollata causata anche solo da poche gocce; mentre lo stesso operatore era disposto a maneggiare idrossido di sodio o fenolo senza guanti o senza occhiali, rischiando moltissimo. A questi errori conduce una cattiva educazione agli odori.

E per avere una buona educazione degli odori ci servono le parole per definirli. I poeti hanno un bel ventaglio di termini per parlare del colore di un tramonto, degli occhi di una donna, del mare. Ma sono spesso muti davanti a un paesaggio, operando “di sponda”, contando sul fatto che il lettore, di quella tale situazione, conserva un odore tutto suo e preciso, e lì si appoggia: “Piove sulle tamerici salmastre ed arse” contiene molti profumi e puzze diverse, che se il Vate avesse dovuto riassumere non sarebbero bastate tre pagine. Il mio amato Gadda indulge spesso nel descrivere gli odori, di più se si tratta di puzze, con animo scientifico, le smembra, le qualifica, e ricostruisce con queste la storia di un posto, di una persona, riconoscendo all’olfatto un ruolo centrale. Cito con gratitudine “I mnemagoghi” di Primo Levi, da leggere.

Duole ammetterlo, oggi siamo interessati solo ai profumi. Noi stessi, umani della parte del pianeta non povero, abbiamo preso a lavarci e profumarci intensamente (non che non ce ne sia stato bisogno). Però gli scaffali dei supermercati sono pieni di prodotti adatti a combattere qualsiasi emissione vaporoso/gassosa da noi. I nostri animali hanno prodotti adeguati. Le loro lettiere hanno lo stesso fine. Con tutto questo affanno nel combattere gli odori sgradevoli, ce li siamo scollati di dosso, li abbiamo messi altrove: non ci competono più. Così un uomo che puzza è definitivamente detestabile. Sia esso un lavoratore, un vecchio, un neonato, un malato. E va dunque trattato in modo specifico ed estraneo al vivere civile.

Per ritrovare la strada occorre ricominciare ad annusare l’aria, tutta l’aria, senza remore e senza paura, imparando a dare i nomi agli odori, a tutti gli odori. Non di sola mela verde vive l’uomo.