di Barbara Torretto

I ciottoli del mare sono una comunità, la sabbia sulla spiaggia, le onde. Appartengono ad un gruppo, hanno senso insieme. Ognuno è diverso e unico ma hanno senso insieme. C’è il ciottolo più grande e lucido, quello meno vistoso, il granello di sabbia ribelle che si attacca al vento e va ad esplorare nuovi lidi, l’onda più esuberante e quella tranquilla che lambisce la battigia con grazia e poesia. Ma è il fare parte di una comunità che dà importanza alla voce e all’espressione di ciascuno. 
Sono figlia unica, cresciuta senza nostalgia di fratelli con quel pizzico di orgoglio di unicità. Ma ho trascorso le estati della mia infanzia a convivere con la numerosa famiglia di cugini. Insomma ho avuto dei fratelli part-time, di cui sento la mancanza ora che la vita adulta ci dà così poche occasioni di passare del tempo insieme.
Ma ciò che, al di là di tutto, ho sempre cercato è stato il senso di appartenenza ad una comunità. Negli anni degli studi, nelle compagnie estive, sul lavoro, nel luogo dove ho abitato, sentirmi parte di un gruppo è sempre stato molto importante. 
Essere ciottolo non da solo, piccolo granello che con tutti gli altri diventa bellezza di spiaggia. 
Amo stare da sola, ma c’è una forza nell’appartenenza, un’energia nel fare le cose insieme che fa stare bene. Anche cose semplici come chiacchierare, mangiare, passeggiare, stare a guardare l’orizzonte. 
Poi però c’è qualcosa di speciale, c’è quel gruppo con cui condividi impressioni, idee, storie, parole scritte e riscritte. Parole lette, a mente nella tua stanza o ad alta voce da qualcun altro. Condividi luoghi, iniziative, ansie, dubbi ma soprattutto libri. C’è quella comunità editoriale che è fatta come il mare: con un continuo fluire, un susseguirsi e rinnovarsi e ti fa sentire che forse potresti anche non affogarci nel tuo profondo, ma assumere la consistenza di onda, quella che è tua ma ha senso solo insieme alle altre.

Barbara Torretto è autrice di Ali di Pietra