Recensione di un libro giunto – in questi giorni – alla terza ristampa,
a cura di Gianpaolo Castellano, autore di Maillot, l’ispettore,
dal blog Ventefioca

Parole, parole, parole. Ne usiamo e ne sentiamo tante, forse troppe. Impiegate spesso a sproposito, per abitudine, per assonanza, per conformarsi all’ovvietà del “così dicono tutti”. Nel rumore generale, sempre più assordante e discordante, sarebbe bene fare un passo indietro, come suggerisce l’autore. Per certe parole, andare alla radice del loro significato e della loro genesi, e metterle assieme ad altre e vedere in che cosa si assomigliano e come differiscono. A titolo di esempio si scoprirà che individuo e persona sono concetti ben diversi, così come termine e parola, simbolo e segno.
L’autore non ha pretese di etimologo, ma ci accompagna con il suo narrare piano e meditato in un universo sconosciuto, dove le piccole differenze compiono grandi distanze e portano lontano, a scoprire temi e pensieri che altrimenti sarebbero persi nel chiacchiericcio odierno.
Un libretto agile, da leggere e meditare con cura, per assaporare il piacere di una parola che, come un buon vino, si arrotola dapprima sul palato per poi sedimentarsi nel profondo e di lì portarci in alto, verso  tracce di senso coperte da rumore e abitudine.

Ecologia della parola, di Massimo Angelini
Pentagora
Caselle Torinese, 27 maggio  2019.
Grilli scatenati sotto le margherite, al chiaro di luna.